DIRITTI DI CANCELLERIA

 
Sommario: 1. Nozione. - 2. La recente disciplina. - 3. I diritti di copia e di certificato. -  4.
Tabelle degli importi del diritto forfettizzato di copia. - 5. Norme sul rilascio di copie in materia penale. - 6. Norme sul rilascio delle copie in materia civile.

 

1. NOZIONE 

 

Prima dell’introduzione del contributo unificato, le cancellerie e segreterie giudiziarie, per il compimento di talune attività di carattere processuale o amministrativo, percepivano, a norma della L. 24-12- 1976, ti. 900, specifici diritti di cancelleria; questi costituivano vere e proprie «tasse» che il cittadino doveva pagare in riferimento ad una prestazione richiesta (per l’iscrizione del procedimento, la fascicolazione,  l’iscrizione nel registro cronologico ecc.).

Inizialmente, i diritti di cancelleria venivano riscossi di volta in volta dal cancelliere, mediante diretto pagamento dell’importo dovuto, e contabilizzati attraverso l’utilizzazione di una serie di registri e bollettari. Con l’avvento del sistema della forfettizzazione (1) la modalità di riscossione dei diritti di cancelleria è stata di molto semplificata, prevedendosi il pagamento di un importo iniziale per tutte le attività che la cancelleria avrebbe compiuto durante lo svolgimento del processo.

In realtà, con la forfettizzazione i diritti di cancelleria non perdeva- no affatto la loro importanza, giacché le procedure e le attività più propriamente di natura amministrativa e di competenza del cancelliere continuavano ad essere soggette al pagamento dei diritti, non essendo previsto per esse il versamento forfettario (come nell’accettazione o nella rinunzia all’eredità, nell’atto notorio ecc.), o comunque trattandosi di attività del cancelliere estranee alla procedura giurisdizionale in senso stretto (emissione del mandato, registrazione o trascrizione del provvedimento, rilascio di una copia o di un certificato). Riguardo però alle modalità di pagamento, con L. 21-2-1989, n. 99 fu disposta la corresponsione dei diritti a mezzo di speciali marche ovvero mediante versamento su uno specifico conto corrente postale.
La normativa sul contributo unificato ha infine inciso notevolmente sulla materia. Già l’art. 9, L. n. 488/1999 aveva stabilito l’inapplicabilità dei diritti di cancelleria agli atti e ai provvedimenti relativi ai procedimenti civili, penali e amministrativi, prevedendosi nel contempo il pagamento di un diritto fisso per il rilascio di copie autentiche. Successivamente si è chiarito che la nuova disciplina non aveva affatto soppresso i diritti di copia già in vigore (2), mentre la soppressione di tutti gli altri diritti di cancelleria (indipendentemente dal fatto che in precedenza non fossero compresi nella forfettizzazione) è stata confermata prima dal D.L. 11-3-2002, n. 28 e poi dalla legge di conversione 10-5-2002, n. 91, che l’ha estesa anche «ai procedimenti non giurisdizionali».

 

2. LA RECENTE DISCIPLINA

 

Il testo unico in materia di spese di giustizia (D.P.R. 30-5-2002, n. 115, di seguito T.U.) ha espressamente abrogato la legge fondamentale n. 900/1976, nonché tutte le norme successive intervenute a modifica o integrazione della prima, e, di conseguenza, ha eliminato dalle disposizioni già in vigore (e riprese nel nuovo testo normativo) qualsiasi riferimento ai diritti di cancelleria, con la sola eccezione del diritto di copia e del diritto di certificato, che rappresentano quindi le uniche ipotesi di diritto ancora applicabile.

Tuttavia, poiché la nuova disciplina si applica ai soli procedimenti iscritti a ruolo a partire dal 1° marzo 2002 (3), l’art. 265 T.U. ha dettato una disciplina transitoria, stabilendo che nei processi civili non soggetti al contributo unificato continuano ad applicarsi i diritti di cancelleria previsti dalla tabella allegata alla L. n. 900/1976 (4), limitatamente però ai seguenti diritti (di cui si indicano anche gli importi attualmente in vigore):
— diritto per ogni comunicazione da farsi di ufficio in ordine ai provvedimenti del giudice e per ogni inserzione nella Gazzetta Ufficiale e nei
giornali stabiliti dal giudice (per i procedimenti non previsti dalla L. 7-2-1979, n. 59) euro 1,55;

— diritto di originale in materia civile, per tutti gli atti e provvedimenti iscritti nel registro cronologico (per i procedimenti non previsti dalla
L. 7-2-1979, n. 59) e per tutti i certificati euro 3,10;

— diritto di trascrizione, iscrizione e annotazione nei registri immobiliari e di registrazione degli atti e provvedimenti euro 4,13; diritto per la compilazione dei mandati relativi a pagamenti nelle liquidazioni dei depositi giudiziari per l’assegnazione o distribuzione di somme nelle procedure di esecuzione e per ogni liquidazione di onorari nelle procedure fallimentari, per ogni mandato euro 3,10;

— diritto per la compilazione della nota delle spese in materia civile e penale euro2,58;

— diritto di ricerca e visione di atti e fascicoli relativi ad affari civili e penali definiti o estinti da oltre l’anno, per ciascun anno di ricerca
euro 3,10.

Per gli uffici del giudice di pace, tutti i menzionati diritti sono ridotti della metà: si ritiene che tale disposizione, contenuta nell’art. 3, comma 4, L. 10-10-1996, n. 525, debba continuare ad essere applicata giacché l’abrogazione dell’intero art. 3 ad opera dell’art. 299 T.U. appare invero frutto di un refuso (5).

Ai processi non soggetti alle norme sul contributo unificato si applica altresì il diritto di copia, con le modalità e gli importi previsti in via generale dallo stesso testo unico (art. 265, comma 5, T.U.). Naturalmente, in tal caso il rilascio delle copie con certificazione di conformità dovrà essere accompagnato dal pagamento anche l’imposta di bollo, salve specifiche previsioni di esenzione, come ad esempio in materia penale (6).
Infine, al pari di quanto già chiarito a proposito dell’esenzione dall’anticipazione forfettaria per le notificazioni eseguite a richiesta dell’ufficio (v. cap. VIII), vanno esenti dai diritti, anche se non sono applicabili le disposizioni sul contributo unificato, alcuni processi per i quali la legge dispone espressamente l’esenzione da qualsiasi tassa o spesa: così è per cause innanzi al giudice di pace di valore non superiore ad euro 1.032,91 (art. 46, L. 21-11-1991, n. 374), per le cause in materia di lavoro e di previdenza ed assistenza obbligatoria (art. 10, L. 11-8-1973, n. 533), per le cause di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e quelle dirette ad ottenere la corresponsione o la revisione dell’assegno di divorzio (art. 19, L. 6-3-1987, n. 74), per le cause di opposizione ad ordinanza ingiunzione (art. 23, L. 24-11-19181, n. 689), ed altre ipotesi espressamente previste da leggi speciali. L’importo dei diritti è ridotto della metà per gli atti relativi alla procedura esecutiva esattoriale (art. 48, D.P.R. 29-9-1973, n. 602).

 

3. I DIRITTI DI COPIA E DI CERTIFICATO

 

La disciplina del diritto di copia (7) e quello di certificato non ha trovato nel T.U. n. 115/2002 una sua precisa individuazione, avendo il legislatore fatto la scelta di rinviare a ulteriori interventi di novazione secondaria, in attesa dei quali, tuttavia, trovano applicazione specifiche disposizioni transitorie.

L’art. 40 T.U. rimette ad uno strumento regolamentare la disciplina del diritto di copia e di certificato e l’individuazione degli importi, ancorando questi ultimi non solo ai costi del servizio, ma anche a quelli, anch’essi rilevanti, sopportati dallo Stato per l’incasso. La scelta del rinvio è giustificata dal fatto che si tratta pur sempre di materia in cui è necessario introdurre uno strumento elastico per consentire il rapido adeguamento della disciplina alle innovazioni tecnologiche in materia di mezzi di riproduzione e ai mutamenti dei costi, anche in collegamento con le innovazioni tecnologiche.

Parimenti, con un ulteriore regolamento saranno disciplinate le modalità di pagamento del diritto di copia, del diritto di certificato, anche con riferimento all’estensione dei collegamenti telematici (art. 196 TU.).

Nel frattempo, i diritti in argomento sono disciplinati dagli artt. 267-273 TU. (8), mentre per le modalità di pagamento bisogna riferirsi ai
successivi artt. 285-286.

Per il rilascio di copie di documenti senza certificazione di conformità, di copie autentiche di documenti (9) e di copie di documenti su supporto diverso da quello cartaceo è dovuto il diritto fortettizzato nelle misure stabilite rispettivamente dalle tabelle di cui agli allegati n. 6, 7 e 8 del testo unico e che si riportano nel successivo paragrafo.

Le copie autentiche sono quelle in calce alle quali il cancelliere attesta la conformità delle stesse agli originali, previo accertamento di tale corrispondenza; nella certificazione di conformità devono essere indicati la data e il luogo di rilascio, il numero di togli impiegati, il cognome e nome del funzionario, la qualifica rivestita, oltre all’apposizione della firma per esteso e del timbro dell’ufficio.

Ai fini del calcolo dell’importo dei diritti da percepire, si deve tener presente che, qualora vengano richiesti più atti relativi al medesimo procedimento e si tratta di copie da rilasciare con certificazione di conformità, ciascun atto sarà assoggettato ai relativi diritti  (oltre che al bollo se si tratta di processo soggetto al regime transitorio), giacché l’attività di certificazione di e conformità (ed il relativo diritto) è collegata ad ogni singolo atto, indipendentemente poi dal numero di pagine di cui esso si compone (10).

Per il rilascio entro due giorni di copie su supporto cartaceo, senza e con certificazione di conformità, il diritto dovuto è triplicato.

Nei processi dinanzi al giudice di pace tutti i diritti di copia sono ridotti alla metà (11).

A sua volta, il diritto di certificalo è così I transitoriamente regolato:

a) per ogni certificato richiesto dalle parti , compreso il certificato del casellario giudiziale, quello dei carichi pendenti e quello delle sanzioni amministrative dipendenti da reato (12), è dovuto un diritto pari a euro 3,10;

b) per il certificato del casellario giudiziale, per quello dei carichi pendenti e per quello delle sanzioni amministrative dipendenti ciascun reato se si richiede il rilascio immediato e si ottiene il certificato nel medesimo giorno della richiesta, è dovuto un ulteriore diritto di euro 3,10.

In materia penale è dovuto il diritto di certificato anche in relazione all’avvenuto deposito dell’atto di impugnazione, e questo nonostante il
fatto che l’art. 582 c.p.p. preveda uno specifico diritto all’attestazione (13).

Riguardo infine al pagamento del diritto di copia e di certificato, questo per il momento deve essere effettuato mediante l’applicazione di marche da bollo (14). Solo per la copia su compact disk è previsto che il diritto sia corrisposto con le modalità stabilite per il pagamento del contributo unificato (15).

Se il pagamento avviene in marche, questa sono applicate sull’originale o sull’istanza. Il cancelliere annulla mediante il timbro a secco dell’ufficio le marche, attesta l’avvenuto pagamento sulla copia o sul certificato, rifiuta di rilasciare la copia o il certificato se le marche mancano o sono di importo inferiore a quello stabilito.

 

4. TABELLE DEGLI IMPORTI DEL DIRITTO FORFETTIZZATO DI COPIA

 

Diritto di copia senza certificazione dl conformità
(Allegato 6, D.P.R. 30-5-2002, n. 115)

Numero pagine

 

Diritto di copia forfettizzato

 

1

2

1-4

€ 0,77

5-10

€ 1,55

11-20

€ 310

21-50

€ 6,20

51-100

€ 12,39

oltre le 100

€ 12,39 + € 5,16 per ogni ulteriori
100 pagine o frazioni di 100

 

  

Diritto di copia autentica

(Allegato 7, D.P.R. 30-5-2002, n. 115)

Numero di pagine

Diritto di copia forfettizzato

Diritto di certificazione di conformità

Totale delle

colonne 2 e 3

 

1

2

3

4

 

1-4

€  1,03

€  5,16

€ 6,19

 

5-10

€  2,07

€  5,16

€ 7,23

 

11-20

€  3,10

€  5,16

€ 8,26

 

21-50

€  5,16

€  5,16

€ 10,32

 

51-100

€  10,33

€  5,16

€ 15,49

 

Oltre 100

€ 10,33 + € 6,20 ogni ulteriori 100 pagine o frazioni di 100

€  5,16

€ 15,49 + € 6,20 ogni ulteriori 100 pagine o frazioni di 100

 

 

Diritto di copia su supporto diverso da quello cartaceo

(Allegato 8 D.P.R. 30-5-2002, n. 115)

Tipo di supporto

Diritto di copia forfettizzato

1

2

Per ogni cassetta fonografica

di 60 minuti o di durata inferiore

€ 3,10

Per ogni cassetta fonografica di 90 minuti

€ 4,65

Per ogni cassetta videofonografica

di 120 minuti o di durata inferiore

€ 5,16

Per ogni cassetta videofonografica

di 180 minuti

 6,20

Per ogni cassetta videofonografica

di 240 minuti

 7,75

Per ogni dischetto informatico da 1,44 MB

 3,62

Per ogni compact disk

 258,23


 

5. NORME SUL RILASCIO DI COPIE IN MATERIA PENALE

 

A) Generalità

In materia penale il rilascio di copie o estratti è soggetto a preventiva autorizzazione ed è regolato dall’art. 116 c.p.p. e art. 43 disp.att. c.p.p.

A norma dell’art. 116 c.p.p. chiunque vi abbia interesse può, sia durante il procedimento penale che dopo la sua definizione, richiedere il rilascio a proprie spese di copia, estratti o certificati di singoli atti.

Al fine di individuare i soggetti che devono autorizzare il rilascio di copie occorre distinguere a seconda che la richiesta sia fatta durante il procedimento o dopo la sua definizione:

    se la richiesta è fatta nel corso del procedimento il rilascio di copie o estratti è autorizzato dal Pubblico Ministero o dal giudice che procede al momento della presentazione della domanda;

    se invece la richiesta è fatta dopo la definizione del procedimento, il rilascio è autorizzato dal Presidente del Collegio che ha emesso la sentenza o dal giudice che ha emesso il provvedimento di archiviazione.

Quindi, durante la fase delle indagini preliminari, l’autorizzazione al rilascio di copia di atti è richiesta al P.M., per gli atti non coperti da
segreto.
Se è intervenuto un provvedimento di archiviazione, la domanda va rivolta al G.I.P. che ha disposto l’archiviazione (art. 409 c.p.p.) (16); se c’è stata una sentenza di non luogo a procedere, la domanda è rivolta allo stesso giudice (art. 529 c.p.p.).

Durante la fase del dibattimento la domanda è rivolta al Presidente del Collegio. Anche dopo la definizione con sentenza emessa nel dibattimento sarà ugualmente il Presidente del Collegio ad autorizzare il rilascio delle copie.

Il rilascio non fa venir meno il divieto di pubblicazione stabilito dall’art. 114 c.p.p.

Ovviamente l’autorizzazione non deve essere chiesta nei casi in cui la legge riconosce espressamente il diritto al rilascio di copie, estratti o certificati di atti (art. 43 disp. att. c.p.p.), trattandosi dell’esercizio di un diritto che si attua liberamente.

La copia può essere rilasciata con i sistemi più svariati, mediante la dattilografia o il sistema della fotocopiatrice. Il sistema attuale più diffuso è proprio quello del rilascio di copie fotostatiche.

Nei casi previsti dalla legge, il rilascio di copie potrà avvenire anche a distanza mediante l’utilizzo di strumenti informatici o altre apparecchiature idonee.

In tal caso l’ufficio deve accertarsi della legittimazione del richiedente e deve attestare, in calce all’atto che trasmette, di aver inviato il
testo originale (art. 42 disp. att. c.p.p.).

Per ottenere la copia autentica, l’estratto autentico degli atti od un certificato, l’interessato deve farne domanda diretta al capo dell’ufficio giudiziario depositario degli atti, il quale decide con decreto in calce alla istanza stessa.

Il provvedimento di rigetto della istanza tendente ad ottenere il rilascio di copie, estratti o certificati, non è impugnabile, poiché nessuna impugnazione è prevista dall’art. 116 c.p.p., trattandosi di materia demandata al prudente apprezzamento del magistrato.

Sulle copie rilasciate dal cancelliere senza certificazione di conformità deve essere apposta la dizione «in carta non bollata o richiesta di
per uso studio» e la fornitura della carta è a carico dell’ufficio.

Nessuna formalità da parte del richiedente è prescritta per il rilascio alle parti o ai loro difensori di atti penali senza certificazione di
conformità.
Nei casi previsti, nessuna formalità è del pari richiesta per il rilascio alle redazioni di riviste giuridiche o di altre pubblicazioni, di copie di sentenze o di ordinanze penali in carta non bollata e senza certificazione di conformità e il cancelliere vi provvede, percependo i diritti previsti.

Nessun diritto deve essere corrisposto per il rilascio di copie di atti che occorrono nell’interesse delle Amministrazioni dello Stato.

Le copie dei lavori per la partecipazione agli scrutini da parte dei magistrati debbono approntarsi dall’ufficio sull’indicazione fatta dal magistrato nella domanda di partecipazione allo scrutinio, senza la percezione di alcun diritto.

Le copie di atti del procedimento penale rilasciate nell’interesse dello Stato per uso di giustizia amministrativa, o per procedimenti disciplinari sono esenti da diritti, mentre le copie di sentenze penali rilasciate ad Ordini e Collegi per fini disciplinari sono soggette a bollo e diritti (Risoluzione Min. Finanze n. 142650 del 18-11-1965).

A norma dell’art. 14 della L. 3-4-1979, n. 103 (modifiche all’ordinamento dell’Avvocatura dello Stato) in tutti i giudizi e procedimenti civili, penali o amministrativi, eccettuati quelli regolati dal D.P.R. 26-10- 1972, n. 636, nei quali sia parte, anche non costituita, un’amministrazione pubblica statale e non statale o un ente, che abbiano affidato all’Avvocatura dello Stato la rappresentanza, il patrocinio e l’assistenza in giudizio, il cancelliere o il segretario dirigente della cancelleria o segreteria deve tenere, a disposizione della Avvocatura dello Stato, una copia autentica, in carta libera, di ogni sentenza pubblicata o di ogni ordinanza depositata nei predetti procedimenti.

Si ricorda infine che ai sensi dell’art. 176 disp. att. c.p.p. i documenti da unire alla domanda di riparazione dell’errore giudiziario (tra cui vi è anche la copia della sentenza che ha definito il giudizio), sono rilasciati gratuitamente dagli uffici competenti e sono comunque esenti da imposta di bollo (indipendentemente dall’applicazione del contributo unificato).

 

B) Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del Pubblico Ministero

Fermo restando il disposto dell’art. 371 c.p.p. (che regola i rapporti tra i diversi uffici del Pubblico Ministero che procedono ad indagini collegate) il P.M., per la realizzazione delle proprie indagini, può ottenere dall’A.G. competente, copie di atti inerenti ad altri procedimenti penali o informazioni scritte in merito a tali procedimenti. Tanto anche in deroga all’obbligo del rispetto del segreto fissato dell’art. 329 c.p.p.

L’autorità giudiziaria che riceve la richiesta del P.M. può (art. 117 c.p.p.):

-         provvedere all’inoltro senza ritardo;

-         rigettare la richiesta con decreto motivato.

L’autorità giudiziaria, in ogni caso, può inoltrare di propria iniziativa, qualora lo ravvisi l’opportunità, copie ed informazioni al P.M.

 

C) Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del Ministro dell’interno

Anche il Ministro degli Interni può ottenere dall’A.G. competente, anche in deroga all’obbligo del segreto stabilito dall’art. 118 c.p.p., copie di atti e informazioni scritte, inerenti determinati procedimenti penali, ritenuti indispensabili per la prevenzione dei delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

Come nell’ipotesi sub B), l’A.G. provvede senza ritardo o rigetta la richiesta con decreto motivato.

 

D) Rilascio di copie di documenti acquisiti

Per quanto riguarda documenti, acquisiti agli atti del processo, che non devono rimanere segreti, il giudice può autorizzare la cancelleria — a seguito di richiesta del soggetto interessato — a rilasciare copia autentica degli stessi (art. 243 c.p.p.).


E) Copia dei documenti sequestrati

L’art. 258 c.p.p. disciplina il rilascio di estratti e copie di atti e documenti sequestrati. L’A.G. può:

-       fare estrarre copia di atti e documenti restituendo agli interessati gli originali;

-       autorizzare la cancelleria o la segreteria — nei casi in cui mantenga il sequestro degli atti — a rilasciare gratuitamente copia autentica a
coloro che li detenevano legittimamente.

Il pubblico ufficiale addetto può rilasciare copia, estratti o certificati di documenti restituiti all’A.G. (in originale o in copia) a condizione
che sugli stessi sia fatta menzione ditale sequestro.

Qualora il documento sequestrato faccia parte integrante di un volume o di un registro da cui non possa essere disgiunto, se l’A.G. ritiene che non se ne possono fare copia, l’intero registro rimane in deposito giudiziario.

Beninteso, il pubblico ufficiale incaricato del servizio, con l’autorizzazione del giudice competente, potrà rilasciare agli interessati che ne facciano richiesta, copie, estratti o certificati del volume che non siano soggetti a sequestro: in tali copie dovrà essere fatta specifica menzione dell’avvenuto sequestro parziale.

 

6. NORME SUL RILASCIO DELLE COPIE IN MATERIA CIVILE (17)

 

A norma dell’art. 76 disp. att. c.p.c., le parti o i loro difensori muniti di procura possono esaminare gli atti e documenti inseriti nel fascicolo d’ufficio e in quelli delle altre parti e farsene rilasciare copia dal cancelliere (18), osservate le leggi sul bollo (19). D’altra parte, ai sensi dell’art. 744 c.p.c. chiunque ha diritto di fare istanza al cancelliere per ottenere copie ed estratti degli atti giudiziari da essi detenuti, eccettuati i casi deterrninati dalla legge (v. in fra), sotto pena dei danni e delle spese; trattasi in particolare di atti aventi natura pubblica, cioè destinati ad operare fuori del processo, come ad esempio le sentenze, ma anche i decreti ingiuntivi, almeno quelli dichiarati esecutivi ai sensi artt. 647 o 654 c.pc. (20).

Il rifiuto o ritardo nel rilascio, oltre a costituire un illecito penale, punibile ai sensi dell’art. 328 c.p. (omissione e rifiuto di atti di ufficio), concretizza anche un illecito civile, dando luogo al risarcimento dei danni e delle spese eventualmente derivate, nonché un illecito disciplinare.
Avverso il ritardo o il rifiuto nel rilascio è concesso all’istante di ricorrere al capo dell’ufficio il quale decide con decreto, sentito il funzionario (art. 745 c.p.c.).

Chi ha ottenuto la copia ha il diritto di collazionarla con l’originale in possesso del depositano: la norma prevista dall’art. 746 c.p.c. si ritiene comunemente applicabile al citato art. 744 anche se quest’ultimo non viene espressamente richiamato. In caso di rifiuto, è possibile ricorrere al Tribunale: il giudice, sentito il depositano, dà con decreto le disposizioni opportune per la collazione e può eseguirla egli stesso recandosi nell’ufficio del depositano.

Al rilascio di copie in materia civile sussistono le seguenti limitazioni:

-       prima della pubblicazione il cancelliere non può rilasciare copia del provvedimento, né darne notizia ai soggetti interessati;

-       senza l’autorizzazione del giudice istruttore il cancelliere non può rilasciare copia del documento impugnato di falso (art. 100 disp. att. c.p.c.) né la copia del processo verbale di prova, assunta in via preventiva, fino a quando non vi sia stata ammissione di essa nel giudizio di merito (art. 698 c.p.c.);

-       non può essere rilasciata altra copia di ordinanza e di sentenza in forma esecutiva, in quanto può rilasciarsi una sola copia in forma
esecutiva alla parte vittoriosa (art. 476 c.p.c.);

-       se un atto è irregolare con il bollo, di esso non può essere rilasciata copia se non dopo la sua regolarizzazione fiscale che avviene mediante l’invio dell’atto all’ufficio del Registro a cura del cancelliére. Solo dopo la regolarizzazione il cancelliere potrà rilasciare copia.

 

A) Atti soggetti a registrazione

Il cancelliere può rilasciare originali, copie ed estratti degli atti soggetti a registrazione da lui firmati o autenticati solo dopo che gli stessi siano stati registrati, indicando gli estremi della registrazione con apposita attestazione da lui sottoscritta.

La disposizione suddetta non si applica (art. 66 D.P.R. n. 13 1/1986):

a)      agli atti richiesti d’ufficio ai Fini di un procedimento giurisdizionale;

b)     alle copie degli atti destinati alla trascrizione o iscrizione nei registri immobiliari;

c)     alle copie rilasciate per la prosecuzione del giudizio.

In questi casi deve essere apposta sull’originale, nonché sulle copie o sugli estratti rilasciati prima della registrazione un’annotazione attestante l’uso per il quale sono rilasciati (art. 64 D.P.R. 26-10-1972, n. 634).

Alle predette eccezioni deve aggiungersi un’altra conseguente ad una recente pronuncia di incostituzionalità relativa al citato art. 66: infatti,
a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 2 1-11/6-12-2002, n. 522, il divieto di rilascio di copia del provvedimento non registrato non
si applica più alla copia spedita in forma esecutiva al fine di procedere ad esecuzione forzata.

 

B) Spedizione di copia del titolo in forma esecutiva

Ai sensi dell’art. 475 c.p.c. il cancelliere rilascia copia in forma esecutiva delle sentenze e degli altri provvedimenti del giudice ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva; la spedizione in forma esecutiva è necessaria perché possa iniziarsi l’esecuzione forzata.
Con la riforma del processo civile anche le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive tra le parti (salvo che il giudice di appello, ai sensi dell’art. 283 c.p.c., sospenda in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata) e pertanto possono essere spedite in forma esecutiva, sempre che contengano una pronuncia di condanna tale da rendere possibile l’esecuzione forzata.
In tema di controversie in materia di lavoro, l’art. 431 c.p.c. stabilisce che sono provvisoriamente esecutive non solo le sentenze che pronunciano condanna a favore del lavoratore, ma anche, a seguito delle modifiche apportate dalla L. n. 353/1990, le sentenze che pronunciano condanna a favore del datore di lavoro, e che inoltre all’esecuzione si può procedere con la sola copia del dispositivo, in pendenza del termine per il deposito della sentenza (21).

Oltre alle sentenze, sono esecutivi ex lege o dichiarati tali numerosi altri provvedimenti del giudice quali ad esempio l’ordinanza di convalida di sfratto, il decreto ingiuntivo esecutivo, o provvisoriamente dichiarato tale, il decreto di pagamento delle spettanze agli ausiliari del magistrato e dell’indennità di custodia nei procedimenti civili, nonché in quelli penali qualora sussista il segreto sugli atti di indagine o sulla iscrizione della notizia dì reato (art. 168, T.U. n. 115/2002), ed infine il provvedimento di rigetto con condanna alle spese nei procedimenti cautelari (art. 669 septies c.p.c.) e le nuove ordinanze anticipatorie della condanna.

Nella spedizione della copia del titolo in forma esecutiva il cancelliere deve prestare particolare attenzione; innanzitutto egli è tenuto a verificare se colui che richiede il rilascio sia effettivamente il legittimato attivo del titolo.

Dispone l’art. 153 disp. att. c.p.c. che il cancelliere rilascia la copia in forma esecutiva delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria quando detti provvedimenti sono formalmente perfetti; si ritiene che l’indagine del cancelliere debba limitarsi all’aspetto formale del titolo (ad esempio, la sottoscrizione del giudice o l’esecutività del provvedimento), con esclusione di qualsiasi riferimento ad elementi sostanziali.
In ogni caso, l’eventuale rilascio indebito della copia esecutiva costituisce mera irregolarità: non essendo demandato al cancelliere di accertare se alla formale completezza d4 titolo corrisponde la sua sostanziale efficacia esecutiva, deve essere cura della parte creditrice non porre in esecuzione il titolo prima che questo abbia realmente acquistato l’efficacia di titolo esecutivo (22).

La spedizione in forma esecutiva consiste nell’apposizione della formula indicata dall’art. 475, 3° comma, c.p.c., preceduta dall’intestazione «Repubblica Italiana — In nome della legge», su apposita copia del provvedimento a tale scopo rilasciata (23), e non sulla copia contenente la relata di notifica (24).

La copia in forma esecutiva può essere rilasciata soltanto alla parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento, o ai suoi successori, con l’indicazione in calce della persona alla quale è spedita (art. 475, 2° comma, c.p.c.). La Cassazione, con sentenza 29-4-1952, n. 1189 e 24-7-1959, n. 2388, ha ritenuto che sono da ricomprendere tra i successori tutti gli acquirenti a titolo derivativo dalla parte e quindi sia i successori a titolo universale, cioè gli eredi, sia i legatari e gli acquirenti per atto tra vivi; in tali ipotesi il cancelliere verificherà la legittimazione dei richiedenti mediante deposito del testamento, ovvero di atto notorio nel caso di successione ab intestato, se si tratta di successione mortis causa, e mediante prova dell’avvenuto trasferimento del diritto per il caso di acquisto con atto tra vivi.

A norma dell’ari. 476 c.p.c. non può spedirsi più di una copia in forma esecutiva alla stessa parte; a tal fine si deve prender nota del rilascio. Le ulteriori copie in forma esecutiva possono essere richieste dalla parte interessata con ricorso al capo dell’ufficio che ha pronunciato il provvedimento (mentre per gli atti non giudiziali il ricorso va fatto al Presidente del Tribunale nella cui circoscrizione l’atto fu formato); sull’istanza si provvede con decreto. La violazione ditali disposizioni comporta a carico del cancelliere responsabile l’applicazione di una pena pecuniaria a norma degli artt. 476 c.p.c. e 154 disp. att. c.p.c. Del rilascio di ulteriori copie deve essere fatta menzione sull’originale del provvedimento.


C) Provvedimenti del giudice tutelare

Poiché i provvedimenti emessi dal giudice tutelare sono reclamabili dal P.M. e dalle parti nel termine perentorio di 10 giorni dalla comunicazione del decreto, o dalla loro notificazione se emanati nei confronti di più parti, la copia autentica non può essere rilasciata prima che i provvedimenti medesimi siano divenuti definitivi e quindi non prima dell’undicesimo giorno dalla data della comunicazione o notificazione (artt. 739 e 740 c.p.c.).

 

 

 

(1) Su tale sistema si legga il par: Il del cap. VII.

(2) Si leggano le puntuali argomentazioni espresse nella circolare n. 1/2002, in data 26-2- 2002, del Mm. Giusi., Dip. Aff. Giust. e riprese dalla relazione ministeriale al TU. n. 115/2002, nell’ambito del commento al capo Il della Parte IX.

(3) Nonché a quelli iscritti prima, se le parti si avvalgono delle nuove disposizioni con le modalità indicate dalle disposizioni transitorie, v. il par. III del cap. VII.

(4) Come sostituita dalla tabella A, allegata alla L. 6-4-1984, n. 57 e poi modificata dalla L. 21- 2-1989, n. 99, e dalla L. 10-10-1996, n. 525.

(5) Non solo l’abrogazione è disposta nei confronti degli artt. 3 e 3bis, il quale ultimo articolo non è mai esistito, ma considerando il contenuto degli altri commi dello stesso art. 3 (il primo dei quali costituisce necessaria copertura finanziaria ad un provvedimento legislativo, il secondo ha aumentato i diritti fino agli importi attualmente in vigore, mentre gli altri non sono incompatibili con le disposizioni del testo unico) si può ben ritenere che in realtà l’abrogazione debba riferirsi ai commi 3 e 3 bis dell’art. 3, L. 525/1996).
(6) Art. 3, Tabella all. B, D.P.R. 64211972. L’esenzione è valida fino alla definizione del procedimento: cfr. risoluzione Mi Finanze n. 310983, in data 18-5-1984.

(7) Per il rilascio di copie previsto, a tini contabili ed i controllo, la tenuta di un registro coni orme al modello indicato dal D.M. 2—5— I 973; l’obbligatorietà della tenuta di tale registro e stata ribadita con nota n. 3/5074/7 (90), in data 22-3-1941, del Min. Giust., Aff. Civ.

(8) La misura degli importi del diritto di copia e del diritto di certificato è adeguata ogni tre anni, in relazione alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nel triennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze (ari. 274 TU.).

9) A norma dell’art. 272 T.U.., il diritto dovuti per le copie ai sensi dell’art. 164 disp. att. c.p.p.  (Deposito delle copie dell’atto di impugnazione) e dell’art. 7 137 disp. att. c.p.c. (Deposito delle copie del ricorso e del controricorso nei giudizi innanzi alla Corte di cassazione)  è automaticamente triplicato. Se il diritto di copia non è pagato spontaneamente dall’impugnante, il cancelliere procede alla riscossione mediante  iscrizione a ruolo secondo le disposizioni dettate in via generale dal testo unico per la riscossione dei crediti dell’erario ( v. cap. XI), in solido nei confronti dell’impugnante e del difensore.

Non  è necessario far precedere l’iscrizione a ruolo dall’ invito di pagamento, giacché il debitore già  conosce con precisione l’importo che deve all’erario (attraverso la consultazione dell’apposita tabella): in tal senso si è espressa la relazione ministeriale al testo unico, commentando l’art. 272 T.U.

(10) Si confronti l’originario n. 6 della tabella allegata all’art. 9, L. 488/1999, nonché la relazione ministeriale al lesto unico, ed in particolare il commento al Titolo I, capo II, della Parte IX dedicata alle disposizioni transitorie.

(11) In linea con quanto si e visto sopra, a proposito del dimezzamento degli altri diritti di cancelleria, ove ancora applicabili.
(12) Di cui al D.Lgs. 8-6-2001, n. 231.

(13) Cfr nota n. 8/4072/148 Ques. 90-5, in data 10-5-1991, del Min. Giust., Aff. Civ., Uff. VIII: in sostanza, la sussistenza di un diritto alla certificazione non esclude che il rilascio avvenga  dietro pagamento del relativo diritto di certificato.

(14) Come ha chiarito la relazione ministeriale al testo unico, non si è ritenuto possibile estendere ai diritti le disposizioni già previste per il pagamento del contributo unificato, che, riguardando importi alti, non sono applicabili (in quanto più costose per l’erario) quando si tratta di importi minimi. Tant’è vero che solo nel caso di copia su compact disk — per il quale il diritto di copia ammonta ad euro 258,23 — tale estensione è apparsa opportuna.

(15) Quindi, mediante versamento presso i concessionari della riscossione (utilizzando l’apposito mod. F23), presso gli uffici postali (sul conto corrente postale intestato alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato) ed infine presso le rivendite di generi di monopolio e di valori bollati (art. 192 T.U.).

(16) Premesso che almeno per quanto riguarda l’indagato, la persona offesa ed il difensore non si pone un problema di autorizzazione al rilascio di copia dei decreto di archiviazione, stante l’esistenza di uno specifico diritto in tal senso, la vera questione sta nell’individuazione della cancelleria che cancelleria che deve provvedere al rilascio, giacché, se vero che il decreto e emesso dal G.I.P., e vero pure che con detto decreto il giudice dispone la restituzione degli atti al P.M. (art. 409 e 415 c.p.p., né la cancelleria G.I.P. deve conservare gli originali dei decreti di archiviazione (art. 23 reg. esec. c.p.p.). Su tale questione, il Ministero della Giustizia. Aff. Pen., con nota n. 128.8.159/90, in data 10-4-1990, ha affermato che gli incombenti connessi al rilascio di copie o di estratti di decreti di archiviazione non possono che far carico sull’ufficio giudiziario che ha la disponibilità degli atti al momento in cui viene presentata la richiesta.

(17) Ai sensi dell’art. III D.P.R. 15-12-1959, n. 1229, le copie di atti necessarie per le notificazioni possono essere rilasciate anche dall’ufficiale giudiziario, come ha chiarito la Cassazione nella sentenza n. 12516 dcl 30 marzo/I 7-12-1993, «senza akuna limitazione»; tuttavia la circolare n. 14/94, in data 7-7-1994, del Min. Giust. - Aff. Civ., Segreteria - nel richiamare detta sentenza, ha ribadito che il rilascio di copie da parte dell’ufficiale giudiziario è comunque correlato alle funzioni svolte da quest’ultimo, non avendo la citata legge conferitogli una generale competenza al rilascio, configurando tale incombente come meramente strumentale all’attività di notificazione.

La medesima circolare afferma la competenza al rilascio di copia dell’ordinanza di sfratto in capo all’ufficiale giudiziario, giacché è quest’ultimo, e non la cancelleria, a detenerne l’originale,  sia pure a solo fine di notifica.

(18) La relativa istanza può essere anche orale: cfr. nota ministeriale n. 811860/11-6 in data 14-7-1988 Mm. Giust. Aff. Civ.
(19) Fuori dei casi di applicazione delle disposizioni sul contributo unificato, l’imposta di bollo è prescritta per le copie autentiche e non per quelle informi, né tanto meno per le istanze orali di rilascio copie.

(20) Cfr. Nota n. 4/3487/72 ques. 84, in data 5-4-985, Min. Giust., Aff. Civ., Segr.

(21) Come ha chiarito la S.C. (Cass. 9-3-1979 n. 1464), l’esecuzione forzata può essere intrapresa in forza del solo dispositivo anche dopo il decorso del termine di quindici giorni stabilito per il deposito della sentenza, ed indipendentemente dall’effettuazione del deposito stesso.

(22) Cass., sez. III, sentenza 1-4-1958, n. 1132.

(23) Ma si ricordi che a norma dell’ari 663 c.p.c. il giudice, dopo aver convalidato la licenza o lo sfratto, dispone con ordinanza in calce alla citazione l’apposizione su di essa della formula esecutiva.

Riguardo alle sentenze, con una risoluzione ministeriale dell’agosto 1953 non si è ritenuta corretta l’apposizione della formula esecutiva sulla copia già rilasciata per la notifica.

(24) Sulla copia notificata della sentenza, a prova del passaggio in giudicato della stessa, il cancelliere certifica che non è stato proposto, nei termini di legge, appello, ricorso per Cassazione, istanza di revocazione per i motivi di cui ai nn. 4 e 5 dell’art. 395 c.p.c. In mancanza di notificazione, il cancelliere ugualmente certifica che non è stata proposta impugnazione nel termine previsto dall’art. 327 c.p.c. (art. 124 disp. att. c.p.c.).