LA PRENOTAZIONE A DEBITO DELLE SPESE DI GIUSTIZIA


 

SOMMARIO:

 

- 1 .Nozione e finalità.

- 2. Ambito di applicazione dell’istituto.

- 3. Processo in cui è parte l’amministrazione pubblica.

- 4. Procedura esecutiva attivata dal concessionario.

- 5. Norme particolari sulle prenotazioni.

- 6. Registro.

- 7. Disposizioni transitorie.

 

1. NOZIONE E FINALITÀ


Si definisce prenotazione a debito l’annotazione a futura memoria di una voce di spesa, per la quale non vi è pagamento, ai fini dell’eventuale successivo recupero (1). Si tratta in genere di imposte, tasse e tributi vari, ma non solo, che in alcuni casi espressamente previsti dalla legge lo Stato non percepisce immediatamente, ma che si limita semplicemente ad annotare (non avendo senso un’anticipazione in favore di se stesso), ai fini dell’eventuale successivo recupero. E quindi palese la differenza col diverso istituto dell’anticipazione della spesa da parte dell’erario, che al contrario indica un vero e proprio pagamento, e comporta quindi un materiale esborso di danaro (salva la possibilità, ricorrendone i presupposti di legge, dì recuperarle).

L’annotazione avviene su un apposito registro. Tradizionalmente solo le spese anticipate dall’erario venivano considerate «spese di giustizia» in senso stretto. Il testo unico in materia di spese di giustizia (D.P.R. 30-5-2002, n. 115, di seguito T.U.), invece, ha ricostruito un complesso sistema normativo nel quale il concetto di spese di giustizia si è allargato a comprendere anche i diritti, le tasse ed in genere i tributi che di norma sono a carico della parte privata (nei cui confronti si può effettivamente parlare di spesa), ma che in taluni casi, come si vedrà, il privato non paga e l’amministrazione si limita a «prenotare a debito» in vista dell’eventuale futura ripetizione.
Il servizio della prenotazione a debito è tradizionalmente collocato nel più ampio servizio del «campione civile», ossia di quel servizio rivolto a garantire il recupero delle spese occorse nei giudizi civili, non importa se attraverso la prenotazione o addirittura l’anticipazione di somme da parte dell’erario, nei casi di ammissione al patrocinio a spese dello Stato e comunque in tutti i casi in cui sia ammessa la prenotazione a debito.

Tralasciando per il momento tutta la problematica attinente al recupero delle spese, che verrà trattata nel prossimo capitolo, ci soffermiamo ora ad evidenziare la disciplina della prenotazione a debito nei suoi vari aspetti.

 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE DELL’ISTITUTO


L’ambito nel quale trova applicazione tale disciplina è innanzitutto il patrocinio a spese dello Stato, e precisamente il patrocinio in materia civile (art. 131 T.U.), nonché in materia penale ma solo agli effetti dell’ammissione al beneficio relativa all’azione di risarcimento del danno nel processo penale (art. 108 T.U.); invece, in ogni altra ipotesi di patrocinio a spese dello Stato in materia penale trova applicazione solo l’anticipazione della spesa (art. 107 T.U.) (2)

L’ipotesi di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in materia civile è la più rilevante dal punto di vista quantitativo e qualitativo. In tal caso, infatti, sono spese prenotate a debito:

1)    -- il contributo unificato;

2)    -- l’imposta di bollo (in tutti i casi in cui tale imposta trova ancora applicazione, e quindi non solo nel processo contabile e tributario, ma anche in quello civile per i procedimenti non soggetti al contributo unificato secondo le disposizioni transitorie di cui all’art. 265, comma 3, T.U.)

3)    -- le spese forfettizzate per le notificazioni a richiesta d’ufficio nel processo civile, cosi come previste dall’art. 30 T.U. e dall’annessa tabella Allegato 1;

4)    --  l’imposta di registro ai sensi dell’art. 59, comma 1, lett. a) e b), D.P.R. 26-4-1986, n. 131, nel processo civile e amministrativo (3);

5)    --  l’imposta ipotecaria e catastale ai sensi dell’art. 16, comma 1, lett. e), D.Lgs. 3 1-10-1990, n. 347 (4);

6)    --  i diritti di copia.

Inoltre, gli onorari dovuti al consulente tecnico di parte e all’ausiliario del magistrato sono prenotati a debito, a domanda, anche nel caso di transazione della lite, se non è possibile la ripetizione dalla parte a carico della quale sono poste le spese processuali, o dalla stessa parte ammessa, per vittoria della causa o per revoca dell’ammissione. Lo stesso trattamento si applica agli onorari di notaio per lo svolgimento di funzioni ad essi demandate dal magistrato nei casi previsti dalla legge e all’indennità di custodia del bene sottoposto a sequestro.

Le spese sub 1, 3, 4 e 5 sono ammesse alla prenotazione a debito anche per l’ipotesi di azione di risarcimento del danno nell’ambito del processo penale (art. 108 T.U.).

Al di fuori del patrocinio a spese dello Stato, è prevista la prenotazione a debito:

    nella procedure fallimentari, ai sensi dell’art. 146 T.U., qualora tra i beni compresi nel fallimento non vi sia denaro necessario per gli atti richiesti dalla legge;

    nelle procedure dell’eredità giacente attivata d’ufficio, a norma dell’art. 148 T.U..;

    nelle procedure di vendita dei beni sequestrati, a norma dell’art. 155 T.U., ma non di quelli confiscati (5).


3. PROCESSO IN CUI È PARTE L’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
 

Un’ipotesi particolare di prenotazione a debito è data dal caso di processi in cui è parte un’amministrazione dello Stato o altra amministrazione pubblica espressamente ammessa da norma di legge alla prenotazione di imposte o spese a suo carico (6).

Il fatto che lo Stato, o le altre amministrazioni che lo Stato parifica a sé nei rapporti tributari, non siano tenuti a corrispondere effettivamente gli importi delle imposte e delle tasse che gravano sul processo, è una necessità fin troppo evidente; tuttavia è altrettanto evidente che la sostanziale esenzione fiscale non può tornare a beneficio anche della controparte processuale: la prenotazione, quindi, ha senso per il carattere puramente amministrativo e contabile dell’esenzione, la quale, nei confronti della controparte si considera come non esistente. In questo modo, se tale controparte risulta soccombente riguardo alle spese, essa diviene debitrice nei confronti dell’erario anche per l’ammontare delle spese prenotate a debito, allo stesso modo in cui lo sarebbe stata nei confronti di una qualsiasi parte vittoriosa.

La disciplina delle spese nei processi in cui è parte un’amministrazione pubblica ha origini risalenti. Inizialmente tale disciplina costituiva un tutt’uno con quella relativa al gratuito patrocinio (artt. 39 e 40, D.M. 28-6-1866). Con il R.D. 3282/1923 relativo al gratuito patrocinio, il legame fra i due istituti si è andato indebolendo, essendo stato limitato alle sole spese prenotate a debito, di cui veniva disciplinato il recupero. Con gli anni, alle amministrazioni dello Stato si sono aggiunte le altre amministrazioni ammesse dalla legge alla prenotazione a debito, mentre nei registri del campione civile erano via via annotate solo le imposte e le tasse dovute, essendo tutte le altre spese (dagli onorari al consulente tecnico, alle indennità ai testimoni) anticipate direttamente all’amministrazione interessata al processo.

La nuova legge sul patrocinio a spese dello Stato (L. n. 134/200 1) prima e il testo unico in materia di spese di giustizia poi, hanno reciso definitivamente qualsiasi collegamento tra le due discipline. La conseguenza di questa scissione è, da un lato, che in materia di processi in cui è parte un’amministrazione pubblica rilevano solo le norme che prevedono la prenotazione a debito di alcune imposte, nonché le norme particolari per le notificazioni compiute dagli ufficiali giudiziari (7), e dall’altro, che per il resto valgono le regole generali.

Dispone l’art. 158 TU. che nel processo in cui è parte l’amministrazione pubblica, sono prenotati a debito, se a carico  dell’ amministrazione:

  • a)    il contributo unificato nel processo civile e amministrativo;

  • b)    l’imposta di bollo nel processo contabile e tributario;

  • c)    l’imposta di registro ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettere a) e D.P.R. 26-4-1986, n. 131, nel processo civile e amministrativo. Si precisa che la registrazione delle sentenze in cui è parte lo Stato deve sempre avvenire «a debito», quale che sia la veste processuale dell’amministrazione e quale che sia l’esito del contenzioso in atto (8);

  • d)    l’imposta ipotecaria e catastale ai sensi dell’art. 16, comma 1, lettera e) (9), D.Lgs. 31-10-1990, n. 347;

  • e)    le spese forfettizzate per le notificazioni a richiesta d’ufficio nel processo civile.

Si può quindi immediatamente notare che la prenotazione a debito è ammessa negli stessi termini previsti per il patrocinio a spese dello Stato in materia civile; tuttavia, l’equiparazione si ferma qui, giacché l’articolo in commento continua disponendo che le spese prenotate a debito (così come anche quelle anticipate dall’erario) sono recuperate dall’amministrazione pubblica interessata, in presenza del presupposto della condanna, insieme alle altre spese anticipate dall’amministrazione stessa; la cancelleria, pertanto, viene sollevata dai gravoso onere di curare il recupero degli importi, e ciò diversamente di quanto accade per l’ipotesi di patrocinio a spese dello Stato.


4. PROCEDURA ESECUTIVA ATTIVATA DAL CONCESSIONARIO


Tra coloro che sono equiparati allo Stato ai fini della prenotazione a debito figurano i Concessionari del servizio riscossione delle entrate iscritte a ruolo, e cioè sia le entrate tributarie che quelle di altra natura, come le entrate derivanti dal recupero delle spese processuali e delle pene pecuniarie. In questa materia valgono le seguenti disposizioni:

  • a)   sono esenti dalle imposte di registro e di bollo gli atti e le copie relativi alle procedure esecutive svolte per la riscossione delle entrate iscritte a ruolo (art. 66, comma 2, D.Lgs. 13-4-1999, n. 122). È però esclusa l’esenzione per i ricorsi, le opposizioni e gli altri atti difensivi del contribuente (10);

  • b)   le tasse e i diritti per atti giudiziari dovuti in occasione ed in conseguenza del procedimento di riscossione coattiva sono ridotti alla metà e prenotati a debito per il recupero nei confronti della parte soccombente, quando questa non sia il concessionario. In tal caso, il concessionario non può abbandonare il procedimento in seguito al pagamento del credito, ma deve proseguirlo ai fini del recupero delle tasse e dei diritti prenotati a debito. In difetto, ne risponde in proprio (art. 48, D.P.R. 29-9-1973, n. 602).

Vi è però da chiarire che la prenotazione a debito delle spese nelle procedure esecutive attivate dal concessionario appare tecnicamente diversa dalle ipotesi precedentemente incontrate. La diversità sta nel fatto che, pur essendo espressamente prevista dall’art. 157 T.U. la prenotazione a debito del contributo unificato (11), delle spese per le notificazioni a richiesta di ufficio e dei diritti di copia, l’effettiva annotazione è posta dalla norma direttamente a carico del concessionario, il quale recupererà tali spese unitamente al credito principale (così come prevede l’art. 234 T.U.)

Le disposizioni in oggetto hanno il pregio di conseguire l’effettiva semplificazione di una procedura che, già farraginosa quando si trattava solo delle spese processuali dei procedimenti di riscossione coattiva per i crediti erariali, si è ulteriormente complicata oggi con l’intervento dei concessionari anche per le spese di giustizia. La nuova disposizione evita invece per tutte le riscossioni molti passaggi di carte, ed attribuisce a colui che segue il processo esecutivo, e che con quello deve recuperarle, di avere memoria delle spese prenotate.

Poiché si tratta di spese che nascono dal processo (diritti e tasse) è previsto poi un visto di riscontro da parte dell’ufficio presso cui pende il processo. Anche in tal caso, non occorreranno passaggi di carte, giacché il tutto può essere verificato sulla base del riscontro che il cancelliere è in grado di fare tra la richiesta del concessionario e le norme di legge.

 

5. NORME PARTICOLARI SULLE PRENOTAZIONI
 

A) Imposta di bollo


Nei procedimenti, compresi quelli esecutivi, innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria e alle giurisdizioni speciali l’imposta eventualmente dovuta dalle amministrazioni dello Stato ovvero da persone o enti ammessi al beneficio del patrocinio a spese dello Stato è prenotata a debito (12). E il caso del processo tributario e contabile, nel quale trovano ancora applicazione le disposizioni sul bollo, nonché del processo civile ed amministrativo qualora non sia soggetto al contributo unificato ai sensi dell’art. 265 T.U.

Nelle cause e nei procedimenti interessanti persone od enti ammessi al patrocinio a spese dello Stato non può farsi uso della carta libera, se in ciascun atto e in ciascuna copia non siano citati gli estremi del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, e se, trattandosi di atti, documenti o copie da prodursi in giudizio, non sia in esso indicato lo scopo della produzione (13).

 

B) Imposta di registro


A norma dell’art. 59, D.P.R. 26-4-1986, n. 131 (L. registro), si registrano a debito, cioè senza contemporaneo pagamento delle imposte dovute:

  • a)   le sentenze, i provvedimenti e gli atti che occorrono nei procedimenti contenziosi nei quali sono interessate le amministrazioni dello Stato (14) e le persone o gli enti morali ammessi al beneficio del patrocinio a spese dello Stato quando essi vengono formati d’ufficio o ad istanza o nell’interesse dei detti soggetti; la registrazione a debito non è ammessa per le sentenze portanti trasferimento di beni e diritti di qualsiasi natura;

  • b)   gli atti formati nell’interesse dei soggetti di cui alla lettera a) dopo che sia iniziato il procedimento contenzioso e necessari per l’ulteriore corso del procedimento stesso o per la sua definizione;

  • c)   gli atti relativi alla procedura fallimentare;

  • d)   le sentenze che condannano al risarcimento del danno prodotto da fatti costituenti reato, emesse nell’ambito sia di procedimenti penali (15) che civili, nonché le ordinanze ex art. l86 quater aventi il medesimo oggetto, indipendentemente dalla circostanza che abbiano acquistato o meno l’efficacia di sentenza (16).

Nell’ipotesi sub d) deve essere indicata la parte obbligata al risarcimento del danno, nei cui confronti va recuperata l’imposta prenotata a debito. In tale ipotesi, infatti, emerge una nuova figura di beneficiano, diverso però sia dallo Stato — quale parte processuale — sia dall’indigente ammesso al patrocinio a spese dello Stato: il «danneggiato da fatto-reato» è dichiarato dalla legge totalmente esente dall’obbligo tributario conseguente alla registrazione del provvedimento giurisdizionale che gli riconosce il risarcimento del danno patito, rendendolo in tal modo estraneo al vincolo di solidarietà che pure accomuna tutte le parti processuali di fronte al fisco.

La registrazione a debito si esegue indicando nel contesto o a margine dell’originale di ciascun atto che questo fu compilato o emanato ad istanza o nell’interesse dell’amministrazione dello Stato o della persona o dell’ente morale ammesso al patrocinio a spese dello Stato, facendosi in quest’ultimo caso menzione della data del decreto di ammissione e dell’autorità giudiziaria che lo ha emanato. Per i provvedimenti emessi d’ufficio si deve inoltre fare menzione di questa circostanza e indicare la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato (art. 60, D.P.R. n. 13 1/1986).

I rappresentanti delle amministrazioni dello Stato, i cancellieri, i procuratori e le parti devono pagare in proprio le imposte dovute sugli atti dei quali hanno richiesto la registrazione a debito, quando non hanno osservato le disposizioni contenute nel precedente articolo ovvero quando di tali atti hanno fatto un uso diverso da quello per cui venne concessa la registrazione a debito (art. 61, D.P.R. n.131/1986).

Con la registrazione a debito, l’ufficio del registro provvede all’apertura sul proprio registro campione di un articolo il cui numero deve essere riportato dal cancelliere, unitamente a quello di carico sul registro delle spese prenotate a debito (v. infra), sugli eventuali atti successivi dei quali si chiede la registrazione, in modo da mettere l’ufficio del registro nelle condizioni di annotare nello stesso articolo tutti gli atti che successivamente saranno registrati a debito per il medesimo giudizio.

 

6. REGISTRO  
 

Ai sensi dell’art. 160 T.U., le prenotazioni a debito di voci di spesa, alla pari delle anticipazioni da parte dell’erario e dei crediti da recuperare, devono essere annotati su appositi registri, mentre l’art. 161 T.U. stabilisce che presso gli uffici che svolgono le relative funzioni deve essere tenuto, tra gli altri, il registro ufficialmente denominato delle spese prenotate a debito, il cui modello dovrà essere individuato con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze.

La scelta innovativa fondamentale operata dal testo unico è stata quella di individuare i registri necessari sulla base della funzione di registrazione che è effettivamente necessario curare; per tale motivo, non è stato necessario indicare presso quali uffici sono tenuti i vari registri, ma è stato sufficiente individuare il nesso tra la tenuta del registro e la funzione. Pertanto, il registro delle spese prenotate a debito deve essere posto in uso laddove nasce la spesa da prenotarsi, e quindi presso l’ufficio giudicante, quello requirente, l’ufficio UNEP e presso la Corte di cassazione (17).

Al registro delle spese prenotate a debito sono applicabili le disposizioni dagli artt. 1-12 e 15-20, D.M. (Giustizia) 27-3-2000, n. 264 (Regolamento recante norme per la tenuta dei registri presso gli uffici giudiziari) e dal D.M. (Giustizia) 24-5-2001 (Regole procedurali relative alla tenuta dei registri informatizzati dell’amministrazione della giustizia) (18); vengono quindi richiamate le regole della tenuta in modo informatizzato (salvo eventuale autorizzazione alla tenuta su supporto cartaceo) e su base annua, nonché l’obbligo della vidimazione e della numerazione dei registri cartacei, da effettuarsi a cura del dirigente o da persona da lui delegata prima di essere posti in uso.

Il registro tenuto in forma cartacea deve essere corredato da rubrica alfabetica (art. 280, comma 4, T.U.).

A norma dell’art. 162 T.U., l’ufficio che procede annota sul relativo registro le spese prenotate a debito. Nella prospettiva di una generalizzata informatizzazione del sistema, tale annotazione sarà di per sé sufficiente a garantire l’esatta individuazione dell’importo delle spese prenotate a debito che, unitamente a quelle anticipate dall’erario, eventualmente dovranno essere recuperate (19). In attesa di tale informatizzazione, l’art. 280 T.U. dispone che nei fascicoli processuali si debba tenere un foglio delle notizie ai fini del recupero, su cui l’ufficio che procede all’annotazione sul registro delle spese prenotate a debito è tenuto a riportare gli importi che dovranno eventualmente essere recuperati; allo stesso modo provvede l’ufficio che annota le spese pagate dall’erario, limitatamente però ai pagamenti di spese ripetibili (20).


7. DISPOSIZIONI TRANSITORIE


Poiché il nuovo modello del registro delle spese prenotate a debito non è stato ancora approvato, trova applicazione l’art. 282 T.U., a norma del quale fino all’emanazione del prescritto decreto dirigenziale, i registri sono tenuti secondo le disposizioni vigenti al momento dell’entrata in vigore del Testo unico (alcune risalenti al 1865). Si ritiene che  tra le disposizioni che trovano ancora vigore vi sia quella che prevede J la tenuta del registro in argomento solo presso la magistratura giudicante, ma non presso la procura, né presso l’UNEP.

Attualmente, quindi, nonostante l’abrogazione disposta dall’art 301 1 T.U., presso l’ufficio del giudice di pace, il tribunale, la sezione distaccata di tribunale e la corte di appello è in uso il registro delle spese concernenti le cause in cui siano parti persone o enti ammessi alla prenotazione a debito, mentre presso la cancelleria della Corte di Cassazione è istituito un registro delle spese inerenti alle cause riflettenti persone o enti giuridici ammessi alla prenotazione a debito: nonostante una piccola differenza nella denominazione prevista dal D.M. 27-3-2000, n. 264, il modello poi concretamente approvato dal D.M. (Giustizia) 1-12-2001 è unico ed è identificato come «mod. 42» per tutti gli uffici sopra indicati.

Il registro, se tenuto su supporto cartaceo, prima di essere posto in uso deve essere numerato e vidimato in ogni mezzo foglio dal dirigente della cancelleria o da persona da lui delegata (art. 4, D.M. n. 264/2000). E prescritta la tenuta della rubrica alfabetica (art. 13, comma 2, D.M. n. 264/2000).

Il registro è comunemente denominato «registro campione civile» (ex mod. 20), ed assolve ad un duplice compito: infatti, in esso da un lato si provvede ad aprire un apposito articolo per ogni procedimento civile per il quale è stato compiuto un atto che dà luogo ad una spesa soggetta alla prenotazione a debito (ovvero all’anticipazione da parte dell’erario), mentre dall’altro lato si annotano le vicende relative all’eventuale recupero delle somme prenotate e anticipate: questo secondo aspetto, attinente più alla materia del recupero dei crediti vantati dall’erario, verrà trattato nel prossimo capitolo.

Aprire un articolo di credito (c.d. di campione) significa iscrivere nel registro sopra menzionato le generalità delle parti in causa, dei loro difensori, del numero di ruolo del processo e del suo oggetto, degli estremi del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato ovvero della disposizione di legge che consente la prenotazione a debito. L’iscrizione deve avvenire al momento del compimento del primo atto che dà luogo ad una spesa (21); nello stesso articolo, poi, vengono annotate anche le successive spese fino alla conclusione del procedimento. Per tale motivo, a ciascun affare il cancelliere deve assegnare quel numero di pagine che reputa sufficiente: qualora lo spazio dovesse successivamente rivelarsi insufficiente, s’impiegherà, sempre con lo stesso numero di articolo, la pagina successiva all’ultima partita iscritta, facendo opportuno richiamo «prosegue dopo l’articolo... » (22).

numero dell’articolo deve essere riportato su ogni atto prenotato e copertina del fascicolo processuale.

Quando in uno stesso procedimento sia l’attore che il convenuto ano stati ammessi al patrocinio a spese dello Stato, si debbono aprire distinti articoli di credito.

 

(1) Cfr art. 3, D.P.R. 30-5-2002, n. 115, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia

(2) Si tenga infatti presente l’inapplicabilità al processo penale delle disposizioni in materia di contributo unificato (ari 9 T.U.), di imposta di bollo (ari 18 T.U.) e di registro (art. 8 della Tariffa allegata al D.P.R. 26-4-1986, n. 131), mentre le copie degli atti, in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, vengono rilasciale gratuitamente, senza il pagamento dei relativi diritti (ari 107, comma 2, T.U.).

(3) Tuttavia, nel caso di compensazione delle spese, se la registrazione è chiesta dalla parte ammessa al patrocinio, l’imposta di registro della sentenza è prenotata a debito per la metà o per la quota di compensazione ed è pagata per il rimanente dall’altra parte; è pagata per intero dalla parte diversa da quella ammessa al patrocinio che ne chiede la registrazione nel proprio interesse o per uno degli usi previsti dalla legge (art. 132 T.U.).

(4) Si ritiene che sia frutto di errore il richiamo indicato nel testo normativo, mentre sarebbe stato più corretto richiamare l’art.16, comma 1, lett. d), del D.Lgs. n. 347/1990: nel primo caso, infatti, si fa riferimento alle formalità e alle volture relative a procedure di fallimento e ad altre procedure concorsuali; nel secondo caso il riferimento è piuttosto alle formalità e alle volture richieste dell’interesse dello Stato e delle persone fisiche o giuridiche ammesse al «gratuito patrocinio».

(5) Infatti, nell’ipotesi di vendita di beni confiscarti, non ha ragione di essere l’annotazione delle spese prenotate a debito, in quanto, trattandosi di beni ormai di proprietà dello Stato, il problema del recupero sul ricavato non si pone.

(6) Cfr. la definizione espressa nell’art. 3 T.U.

(7) Così come dispone l’ari 22 T.U., alla notifica richiesta dall’amministrazione pubblica ammessa alla prenotazione a debito, si applica la disciplina della notifica a richiesta d’ufficio del processo in cui è inserita.

A norma dell’ari 158, .comma 2, T.U., sono anticipate dall’erario le indennità di trasferta o le spese di spedizione degli ufficiali giudiziari per le notificazioni e gli atti di esecuzione a richiesta dell’amministrazione.

(8) In tal senso si è espressa la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, Sez. VIII, sent. n. 10/08/00, dep. 23-5-2000. Tuttavia, l’art. 159 T.U., regolando l’ipotesi di compensazione delle spese, dispone che se la registrazione è chiesta dall’amministrazione, l’imposta di registro della sentenza deve essere prenotata a debito per la metà o per la quota di compensazione, e va pagata per il rimanente dall’altra parte; invece, se la registrazione è chiesta dalla parte diversa dall’amministrazione, nel proprio interesse o per uno degli usi previsti dalla legge, l’imposta di registro della sentenza è pagata per intero dalla stessa parte.

(9) Rectius, lett. d), v. supra, alla nota (4).

(10) In tal senso, l’art. 5 della tabella ali. E al D.P.R. 26-10-1972, n. 642.

(11) Tuttavia, a causa dell’esenzione dal bollo prevista per le procedure esecutive dal citato art. 66, D.P.R. n. 112/1999, l’esenzione si estende anche al contributo unificato, a norma dell’art. 10, comma 1, T.U.

(12) Art. 17, comma 1, D.P.R. 26-10-1972, n. 642 (L. bollo), come modificato dall’art. 300 T.U. I successivi commi 2 e 3 sono stati abrogati dall’ari. 299 T.U.

(13) Ari. 18, D.P.R. n. 642/1972, (L. bollo), come modificato dall’ari. 300 T.U.

(14) La registrazione delle sentenze in cui è parte lo Stato deve sempre avvenire «a debito», quale che sia la veste processuale dell’Amministrazione e quale che sia l’esito del contenzioso in atto. Solo in un secondo momento, e limitatamente all’ipotesi in cui la controparte privata risulti soccombente e condannata alle spese, in base a sentenza passata in giudicato, si procederà a recupero dell’imposta prenotata a debito (Commissione Tributaria Regionale del Lazio, Sez. VIII, sent. n. 10/08/00, dep. 23-5-2000).

Per il caso di compensazione delle spese, si veda l’ari. 159 T.U.

(15) La circolare n. 12/95, in data 30-6-1995, del Mi Giust., Aff. Civ., Segreteria, ha precisato che vanno registrate a debito le sentenze penali che condannano al risarcimento dei danni prodotti da fatti costituenti reato, comprese quelle di grado di appello che ai sensi dell’art. 578 c.p.p. dichiarano estinto il reato per amnistia ovvero per prescrizione confermando la condanna al risarcimento, nonché quelle che confermano le sentenze di primo grado relativamente alla condanna al risarcimento dei danni.

(16) Vedi nota prot. N .811287190/97 0.8, in data 18-3-96, nonché circolare n. 5/99, in data 10- 11-1999, entrambe del Ministero della giustizia, Aff. Civ.

(17) cfr. la relazione ministeriale al testo unico, con riguardo in particolare alla Parte V.

(18) L’argomento relativo ai registri di cancelleria è trattato più approfonditamente nel cap.

(19) Sulla procedura di recupero si veda il cap. XI.

In un contesto informatizzato integrato, l’ufficio che svolge la funzione di determinare l’importo da recuperare è in grado di estrarre i dati che gli servono telematicamente, rintracciandoli in un sistema in cui altri uffici (tra cui quello che annota le spese di giustizia prenotate a debito) hanno provveduto all’annotazione, così controllando la corrispondenza tra quanto risulta dai registri e quanto risulta dagli atti processuali contenuti nel fascicolo in suo possesso.

(20) Con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia è determinato il momento, collegato allo stato dell’informatizzazione ed eventualmente differenziato sul territorio, in cui non si terra più il foglio delle notizie (art. 280, comma 3, T.U.)

(21) Ciò a differenza della materia penale, nella quale l’iscrizione nell’apposito registro (c.d. campione penale) avviene dopo che è divenuto definitivo il provvedimento di condanna.

(22) Cfr. art. 41, D.M. 28-6-1866, Istruzione per l’esecuzione della Tariffa in materia civile approvata con Regio decreto 23-12-1865, n. 2700.