SPESE DI GIUSTIZIA PAGATE DALL’ERARIO

 

SOMMARIO: Sezione prima: Normativa generale sulle spese pagate dall’Erario. 1. Premessa. - 2. Spese di giustizia in materia penale. 3. Spese di giustizia in materia civile.  - 4. Registro delle spese pagate dall’erario.5. Disposizioni transitorie sulla tenuta dei registri - 6. Decreti ed ordini di pagamento. Il modello di pagamento. - 7. Pagamento delle spese. - 8. Controlli sui pagamenti e regolazioni contabili. - 9. Adempimenti fiscali. – Sezione seconda: Disciplina relative ad alcune voci di spesa. - 10. Trasferte per il compimento di atti fuori dalla sede in cui si svolge il processo. - 11. Indennità e spese ai testimoni. - 12. Compensi spettanti agli ausiliari del magistrato. - 13. Compensi ai custodi. - 14. Spese per la demolizione di opere abusive e di riduzione in pristino dei luoghi. - Appendice.

 

Sezione prima: Normativa generale sulle spese pagate dall’Erario.

 

1. PREMESSA

 

Il principio fondamentale che delinea il rapporto tra i soggetti interessati e l’esercizio della funzione giurisdizionale è quello dell’iniziativa di parte, detto anche principio della domanda: l’autorità giudiziaria, infatti, nella generalità dei casi, provvede ad esercitare le sue funzioni quando  la parte gliene propone domanda, invocando la tutela giurisdizionale dei propri interessi.

Il principio è comune ai due processi di giurisdizione ordinaria, penale e civile:

   nel primo, che tende ad attuare la tutela dell’interesse collettivo, leso dalla commissione del reato, l’iniziativa è affidata allo Stato medesimo, il quale esercita il relativo potere a mezzo del Pubblico Ministero, che è l’unico titolare dell’azione penale;

   nel secondo l’invocazione della tutela giurisdizionale rappresenta il contenuto di un diritto strettamente individuale, sì che la difesa dei propri interessi è affidata alla libera determinazione del titolare che, ove intenda sollecitarla, deve proporne domanda (nemo iudex sine actore).

Collegato al principio della domanda e strettamente connesso con questo, vi è l’altro, quello dell’onere delle spese, per il quale l’anticipazione del costo del processo — con le eccezioni previste dalla legge — fa carico al soggetto che promuove l’azione.

Tale principio è ora più chiaramente desumibile dagli artt. 4 e 8, D.P.R. 30-5-2002, n. 155 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di seguito denominato T.U.); infatti:

   nel processo penale, le spese sono anticipate dall’erario, ad eccezione di quelle relative agli atti richiesti dalle parti private (come ad esempio i compensi al consulente tecnico di parte o le indennità ai testimoni della difesa (1))  e di quelle relative alla pubblicazione della sentenza prevista dall’art. 694, comma 1 , c.p.p. e dall’art. 76, D.Lgs. 8-6-2001, n. 231 (2). Tuttavia se la parte è ammessa al patrocinio a spese dello Stato (v. cap. V), l’erario anticipa anche le spese relative agli atti chiesti dalla parte.

   nel processo civile, ciascuna parte è tenuta a provvedere alle spese degli atti processuali che compie e di quelli che chiede, mentre deve anticiparle per gli atti necessari al processo quando l’anticipazione è posta a suo carico dalla legge o dal magistrato. Anche in questo caso, però, se la parte è ammessa al patrocinio a spese dello Stato, le spese processuali sono anticipate dall’erario, salvo che ne sia prevista la mera prenotazione a debito.

Si chiarisce a tale proposito che mentre l’anticipazione della spesa indica un vero e proprio pagamento, comportando quindi un materiale esborso di danaro (salva la possibilità, ricorrendone i presupposti di legge, di recuperarle), la prenotazione a debito si riferisce all’annotazione a futura memoria di una determinata voce di spesa, per la quale non è previsto il materiale pagamento (trattandosi in genere di imposte e tasse che lo Stato non potrebbe anticipare a se stesso), ai fini dell’eventuale successivo recupero (3).

Tradizionalmente, per spese di giustizia in senso stretto si devono intendere solo quelle affrontate dallo Stato per l’esercizio della funzione giurisdizionale, anticipate in concreto indipendentemente dalla possibilità di recuperarle o meno all’esito del processo. Il citato testo unico, invece, ha ricostruito un complesso sistema normativo nel quale il concetto di spese di giustizia si è allargato a comprendere anche i diritti, le tasse ed in genere i tributi che di norma sono a carico della parte privata (nei cui confronti si può effettivamente parlare di spesa), ma che in taluni casi, come si è visto, il privato non paga e l’amministrazione si limita a «prenotare a debito» per l’eventuale futuro recupero.
In questo capitolo verrà trattato l’argomento delle spese di giustizia che per qualsiasi motivo l’erario deve pagare (perché sono in ogni caso a suo carico, ovvero perché il privato è stato ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato), provvedendo al materiale esborso di somme di denaro in favore di vari soggetti, attraverso i meccanismi e le procedure indicate dalla legge. Nei prossimi capitoli, invece, dopo un approfondimento sugli oneri tributari a carico dei privati nel processo civile e penale, verrà affrontato l’argomento della prenotazione a debito dei predetti oneri, nonché delle condizioni e delle modalità per la riscossione delle spese processuali anticipate dall’erario o prenotate a debito.


2. SPESE DI GIUSTIZIA IN MATERIA PENALE


L’art. 5, T.U. n. 115/2002 individua le spese nei processi penali, aggiornando le voci già indicate dagli artt. 1 e 4, R.D. n. 270 1/1865 (Tariffa penale) e dagli artt. I e 2, R.D. n. 107 1/1931, ora abrogati, e distinguendo quelle che sono ripetibili, e quindi, a certe condizioni, che possono essere recuperate nei confronti del condannato, da quelle che rimangono a definitivo carico dello Stato. Come già chiarito, le spese nel processo penale sono tutte pagate dall’erario, salvo che si tratti di spese relative agli atti richiesti dalle parti privati; tuttavia, anche queste ultime vengono pagate dall’erario (4) se vi è ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

 

Sono spese ripetibili:

a)     le spese di spedizione, i diritti e le indennità di trasferta degli ufficiali giudiziari per le notificazioni;

b)    le spese relative alle trasferte per il compimento di atti fuori dalla sede in cui si svolge il processo (5)

c)     le spese e le indennità per i testimoni;

d)    gli onorari, le spese e le indennità di trasferta e le spese per l’adempimento dell’incarico degli ausiliari del magistrato;

e)     le indennità di custodia;

f)      le spese per la pubblicazione dei provvedimenti del magistrato;

g)     le spese per la demolizione di opere abusive e la riduzione in pristino dei luoghi;

h)      le spese straordinarie;

i)      le spese di mantenimento dei detenuti.

Più in particolare, ai sensi dell’art. 70 T.U, sono definite spese straordinarie quelle non previste dal testo unico e ritenute indispensabili dal magistrato che procede; per tali spese, sono applicabili le disposizioni previste per la demolizione di opere abusive e riduzione in pristino dei luoghi (artt. 6 1-63 T.U. e relative disposizioni transitorie — v. infra) e, riguardo all’importo, si utilizzano prezzari analoghi, mentre la liquidazione è effettuata con decreto del magistrato, osservate le medesime norme previste in via generale dal testo

unico.

 

Sono spese non ripetibili (6):

a)   le indennità dei magistrati onorari, dei giudici popolari nei collegi di assise e degli esperti;

b)  le spese relative alle trasferte dei magistrati professionali di corte di assise per il dibattimento tenuto in luogo diverso da quello di normale convocazione (7).

 

Sono, infine, espressamente escluse dal novero delle spese di giustizia:

a)   la sepoltura dei detenuti;

b)  la traduzione dei detenuti;

c)   il trasporto, la custodia e la sepoltura delle persone decedute nella pubblica via o in luogo pubblico;

d)  il trasporto degli atti processuali e degli oggetti che servono al processo (art. 69 T.U.).


3. SPESE DI GIUSTIZIA IN MATERIA CIVILE


La regola fondamentale dell’anticipazione da parte dei privati delle spese occorrenti nei procedimenti che li riguardano conosce un’importante eccezione nell’ipotesi di ammissione al patrocinio a spese dello Stato ed in altri specifici casi (art. 8 T.U. n. 115/2002).
Vengono in primo luogo in rilievo le spese pagate dall’erario per effetto dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato in materia civile, e precisamente quelle indicate dall’art. 131 T.U.:

a)   gli onorari e le spese dovuti al difensore;

b)  le indennità e le spese di viaggio spettanti ai magistrati, agli appartenenti agli uffici e agli ufficiali giudiziari per le trasferte relative al compimento di atti del processo fuori dalla sede in cui si svolge, nel processo civile;

c)   le indennità e le spese di viaggio spettanti a testimoni, a notai, a consulenti tecnici di parte e ausiliari del magistrato, nonché le spese sostenute per l’adempimento dell’incarico da parte di questi ultimi;

d)  le spese per gli strumenti di pubblicità legale dei provvedimenti del magistrato nel processo civile;

e)   le spese per il compimento dell’opera non eseguita o per la distruzione di quella compiuta nel processo civile;

f)    le spese per le notificazioni a richiesta d’ufficio;

g)   le indennità di trasferta o le spese di spedizione per le notificazioni e gli atti di esecuzione a richiesta di parte, nei casi indicati dall’art. 33 TU.

Le medesime disposizioni si applicano anche nei procedimenti di interdizione e inabilitazione promossi dal pubblico ministero; tuttavia, l’art. 145 T.U. aggiunge tra le spese pagate dall’erario anche gli onorari dovuti al consulente tecnico dell’interdicendo o dell’inabilitando e all’ausiliario del magistrato (che, in base alle ordinarie disposizioni sul patrocinio a spese dello Stato sono esclusi dall’anticipazione, potendosi eventualmente solo prenotare a debito).

Parimenti, sono a carico dell’erario l’onorario e le spese spettanti all’avvocato e all’ausiliario del magistrato nei procedimenti di opposizione al decreto di espulsione dello straniero (art. 142 T.U.).

Per i processi relativi all’adozione e affidamento di minori, di cui alla L. 4-5-1983, n. 184, la formale ammissione al patrocinio a spese dello Stato comporta il pagamento a carico dell’erario, tra l’altro, degli onorari e delle spese spettanti all’avvocato, al consulente tecnico di parte e all’ausiliario del magistrato (art. 143 T.U.).

In secondo luogo, vengono in rilievo alcune ipotesi estranee al patrocinio dello Stato, per le quali è comunque previsto che alcune spese
siano pagate dallo Stato:

-        nella procedura fallimentare, a norma dell’art. 146, comma 3, T.U.;

-        nell’eredità giacente attivata d’ufficio, così come disposto dall’art. 148, comma 3, T.U.;

-        nella procedura di vendita di beni sequestrati e di quelli confiscati, come rispettivamente previsto dagli artt. 155 e 156 T.U.;

-        nel processo in cui è parte un’amministrazione pubblica, a norma dell’art. 158 T.U.

Infine, sono pagate dall’erario le indennità spettanti alla magistratura onoraria, ai giudici popolari e agli esperti componenti degli uffici giudiziari (8).


4. REGISTRO DELLE SPESE PAGATE DALL’ERARIO


Il testo unico in materia di spese di giustizia interviene anche sul tema dei registri.

Posto il principio per cui i pagamenti dell’erario, come anche le prenotazioni a debito ed i crediti da recuperare, devono essere annotati, l’art. 161 T.U. stabilisce che presso gli uffici che svolgono le relative funzioni deve essere tenuto, tra gli altri, il registro ufficialmente denominato delle spese pagate dall’erario, il cui modello dovrà essere individuato con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze.

La scelta innovativa fondamentale operata dal testo unico è stata quella di individuare i registri necessari sulla base della funzione di
registrazione che è effettivamente necessario curare; per tale motivo, non è stato necessario indicare presso quali uffici sono tenuti i vari registri, ma è stato sufficiente individuare il nesso tra la tenuta del registro e la funzione. Pertanto, il registro delle spese pagate dall’erario deve essere posto in uso laddove il pagamento può essere disposto, e quindi presso l’ufficio giudicante, quello requirente e presso l’ufficio UNEP, ma non presso la Corte di cassazione (9), e ciò in contrapposizione con la disciplina previgente, a norma della quale il registro delle spese di giustizia, tradizionalmente denominato Mod. 12, doveva essere tenuto solo dagli uffici giudicanti, i quali erano tenuti a curare l’annotazione anche degli ordini di pagamento provenienti dalla locale Procura, mentre il dirigente della cancelleria era competente ad emettere gli ordini riguardanti l’ufficio notifiche e protesti.

Al registro delle spese pagate dall’erario sono applicabili le disposizioni dagli artt. 1-12 e 15-20, D.M. (Giustizia) 27-3-2000, n. 264 (Regolamento recante norme per la tenuta dei registri presso gli uffici giudiziari) e dal D.M. (Giustizia) 24-5-2001 (Regole procedurali relative alla tenuta dei registri informatizzati dell’amministrazione della giustizia) (10); vengono quindi richiamate le regole della tenuta in modo informatizzato (salvo eventuale autorizzazione alla tenuta su supporto cartaceo) e su base annua, nonché l’obbligo della vidimazione e della numerazione dei registri cartacei, da effettuarsi a cura del dirigente o da persona da lui delegata prima di essere posti in uso.

Il registro tenuto in forma cartacea deve essere corredato da rubrica alfabetica (art. 280, comma 4, T.U.) (11).

 A norma dell’art. 162 T.U., l’ufficio che procede annota sul relativo registro le spese pagate dall’erario. Nella prospettiva di una generalizzata informatizzazione del sistema, tale annotazione sarà di per sé sufficiente a garantire l’esatta individuazione dell’importo delle spese anticipate che, unitamente a quelle prenotate a debito, eventualmente dovranno essere recuperate (12). In attesa di tale informatizzazione, l’art. 280 T.U. dispone che nei fascicoli processuali si debba tenere un foglio delle notizie ai fini del recupero, su cui l’ufficio che procede all’annotazione sul registro delle spese pagate dall’erario è tenuto a riportare i soli pagamenti di spese ripetibili (essendo le spese irripetibili per definizione escluse da qualsiasi recupero); allo stesso modo vi provvede l’ufficio che annota le spese prenotate a debito (13).


5. DISPOSIZIONI TRANSITORIE

SULLA TENUTA DEI REGISTRI


I registri sono tenuti secondo le disposizioni vigenti al momento dell’entrata in vigore del testo unico. Alcune di queste disposizioni risalgono addirittura al R.D. 23-12-1865, n. 2701 (Tariffa penale).

Attualmente è quindi in uso il registro delle spese di giustizia anticipate dall’erario in materia civile e penale, comunemente chiamato «modello 12» per via del numero assegnato al modello a stampa, e già previsto dagli artt. 30 e 31 disp. att. c.p.c., abrogati dalla L. n. 399/1991, tra i registri che devono essere tenuti dalle cancellerie del tribunale e della corte d’appello. Presso la cancelleria del giudice di pace è tenuto il registro delle spese di giustizia pagate ed anticipate dall’erario in materia civile e penale, previsto dal D.M. (Giustizia) 18-1-1994. Il successivo D.M. 27-3-2000, n. 264 ha istituito un registro delle spese di giustizia anticipate dall’erario (da tenere in tutti e tre i predetti uffici giudicanti), che è stato poi soppresso dall’art. 301 T.U. prima che venisse approvato il relativo modello (14).

Il registro, se tenuto su supporto cartaceo, prima di essere posto in uso deve essere numerato e vidimato in ogni mezzo foglio dal dirigente della cancelleria o da persona da lui delegata (art. 4, D.M. n. 264/2000). Su di esso vanno iscritti — con numerazione annuale — tutti i titoli di pagamento delle spese di giustizia, compresi quelli emessi dalla procura e dagli uffici U.N.E.P. (15).

Il modello tenuto dai tribunali e dalle corti di appello è diviso in cinque partì, in ciascuna delle quali vanno iscritte le spese secondo la
loro natura ed il Ministero a carico del quale le spese gravano (16).

Tutti i titoli di spesa devono essere iscritti in ordine di data; le relative somme vanno registrate al lordo delle ritenute e distinte per specie (testimoni, periti, giudici ecc.). Le iscrizioni devono riportare tutte le indicazioni richieste dal modello, tra cui il numero d’ordine e la data di iscrizione, e non potrà lasciarsi fra esse alcuno spazio in bianco (17).

Le iscrizioni vengono effettuate cronologicamente ed il cancelliere ha l’obbligo della chiusura giornaliera, per cui i totali delle somme e le «chiusure» devono farsi giornalmente in tutte lettere ed essere vistate dal giudice di pace coordinatore (18) o dal dirigente la segreteria della procura della Repubblica o della procura generale, rispettivamente per il registro presso l’ufficio del giudice di pace, presso il tribunale o presso la corte di appello, utilizzando la seguente formula (19), per la quale è opportuno l’uso di apposita stampiglia:

«Visto chiuso il ______________________ col numero __________________ per la somma di curo ___________»
Si precisa che il visto deve apporsi soltanto nei giorni nei quali sul registro medesimo siano state fatte annotazioni di titoli di spesa (20). In mancanza di iscrizioni, è possibile una chiusura cumulativa in questa forma: «Visto, chiuso negativo dal giorno al giorno
Alla fine di ogni semestre ed entro il quindicesimo giorno del seme- sire successivo, il giudice di pace coordinatore, il procuratore della Repubblica ed il procuratore generale, rispettivamente per gli uffici del giudice di pace, i tribunali e le corti, dovranno procedere alla compilazione di un verbale di verifica, mod. A, di seguito all’ultima iscrizione dei titoli di spesa, dal quale risulti la tenuta del registro medesimo; tale verbale deve essere trascritto per intero sul registro delle spese di giustizia, essendo irregolare la prassi di incollare una copia dello stesso (21).

Copia ditale verbale va trasmesso al Ministero della giustizia, per il tramite dei tribunali, unitamente ad i seguenti allegati (22):

1.    elenco nominativo, mod. E, delle cause penali rinviate con spese a carico dello Stato (vedi allegato A in appendice al capitolo);

2.    elenco numerico delle perizie, mod. D, con liquidazioni inferiori e superiori ad euro 15,49 (all’elenco non vanno allegate le copie delle
somministrazioni liquidate) (vedi all. B in appendice al capitolo);

3.    estratto del registro mod. 12 (vedi all. C in appendice al capitolo) agli effetti della ritenuta del 3% (a favore dell’istituto Nazionale di Previdenza e mutualità tra magistrati) sulle indennità di trasferta percepite dai magistrati (di carriera, con esclusione quindi dei magistrati onorari quali i giudici dì pace ed i giudici popolari), con indicazione del nominativo del magistrato, la qualifica, il luogo e la data in cui avvenne la trasferta, il chilometraggio effettuato, 1e diarie al netto di ogni imposta o tassa, l’importo della ritenuta del 3%, ed infine le materie cui la trasferta si riferisce (materia ordinaria, infortunistica ecc.).

I tribunali, unitamente ai prospetti di propria competenza e quelli degli uffici giudiziari del circondano, devono compilare e trasmettere al Ministero un prospetto riassuntivo, sempre per tutti gli uffici del circondano, agli effetti della ritenuta del 3% sulle indennità di trasferta dei magistrati (vedi all. D in appendice al capitolo); devono trasmettere altresì alle corti di appello un riepilogo delle spese di giustizia pagate nel circondano, onde consentire a queste ultime di compilare e trasmettere al Ministero il prospetto riassuntivo, mod. B, relativo a tutte le spese di giustizia pagate nel distretto.

Tutti i prospetti devono essere compilati anche se negativi.

 

6. DECRETI ED ORDINI DI PAGAMENTO.

 IL MODELLO DI PAGAMENTO


Fino all’entrata in vigore del T.U. n. 115/2002, le spese pagate dall’erario erano liquidate mediante ordinativi di pagamento, emessi dal dirigente della cancelleria o segreteria giudiziaria; ciò avveniva direttamente, per le indennità spettanti ai testimoni, nonché per le indennità di trasferta cd il rimborso delle spese postali per 1e notifiche dei biglietti di cancelleria, mentre solo in esecuzione di un provvedimento del magistrato per ogni altro caso. Una disciplina a parte era poi dettata per gli ordinativi a favore dei magistrati, riguardo ai quali provvedeva il capo dell’ufficio giudiziario.
Il citato testo unico ha profondamente innovato la disciplina dei pagamenti a carico dell’erario, provvedendosi ad eliminare ogni inutile duplicazione e sovrapposizione di competenze previste nel sistema previgente (decreto di liquidazione del magistrato, su cui il dirigente emetteva il suo ordinativo di pagamento) e concentrando in capo al solo funzionario amministrativo la competenza alla quantificazione e all’emissione del relativo ordine di pagamento; quando però vengono in rilievo aspetti valutativi nella liquidazione del quantum, la competenza resta del magistrato, il cui decreto di pagamento costituisce titolo per il pagamento (art. 171 T.U.), senza bisogno di un ulteriore ordine da parte del funzionario.

Per ciò che riguarda più precisamente l’ordine di pagamento, l’emissione compete non al dirigente, ma al funzionario addetto all’ufficio e cioè a colui che svolge la funzione amministrativa secondo l’organizzazione interna, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 165 e 3, lett. i), T.U. (23). A tale proposito, è stato chiarito che l’emissione dell’ordine di pagamento può essere effettuata dal personale appartenente alle figure professionali del contabile, del cancelliere, dell’ufficiale giudiziario, ovvero dell’operatore giudiziario, che sia però inquadrato nelle posizioni economiche B3, CI o C2 (nota n. I/44/12074/U/2002 di prot., in data 16-12-2002, del Min. Giust., Aff. Giust., Giust. Civ.).

L’ordine del Funzionario o il decreto del magistrato non devono poi essere confusi con il «modello di pagamento» che, come si vedrà, costituisce l’atto da trasmettere all’ufficio competente per il pagamento, e cioè al concessionario del servizio riscossione tributi o, in casi più limitati, all’ufficio postale.

Ai sensi dell’art. 165 T.U., La liquidazione delle spese disciplinate nel testo unico è sempre effettuata  con ordine di pagamento del Funzionario addetto all’ufficio se non espressamente attribuita al magistrato. 11 riferimento al funzionario è lasciato volutamente generico, giacché accanto alla competenza del Funzionario giudiziario, ad esempio nell’ipotesi di liquidazione dell’indennità ai testimoni o ai magistrati onorari, la nuova disciplina riconosce la competenza del funzionano addetto all’ufficio notifiche per quanto riguarda il pagamento dell’indennità di trasferta agli ufficiali giudiziari. Nell’uno e nell’altro caso, si tratta di quantificazione dell’importo da liquidare che non presenta alcun elemento di discrezionalità.
Le uniche ipotesi di liquidazione ad opera del magistrato sono quelle previste dagli artt. 168 e 169 TU., riguardanti da un lato le spettanze agli ausiliari del magistrato e l’indennità ai custodi, e dall’altro le spese per la demolizione e la riduzione in pnistino dei luoghi. Vi sono inoltre le spese straordinarie, nelle quali vanno comprese le intercettazioni telefoniche (24): si tratta infatti di ipotesi espressamente demandate al magistrato, giacché l’art. 70 T.U. fa riferimento puntuale al «decreto di pagamento».

A norma dell’art. 71 TU., le indennità e le spese di viaggio spettanti ai testimoni e ai loro accompagnatori, le indennità e le spese di viaggio per trasferte relative al compimento di atti fuori dalla sede in cui si svolge il processo, nonché le spettanze agli ausiliari del magistrato, sono corrisposte a domanda degli interessati, presentata al funzionario o magistrato competente. La domanda deve essere presentata, a pena di decadenza (25):

-      trascorsi cento giorni dalla data della testimonianza, o dal compimento delle operazioni per gli onorari e le spese per l’espletamento
dell’incarico degli ausiliari del magistrato;

-      trascorsi duecento giorni dalla trasferta, per le trasferte relative al compimento di atti Fuori dalla sede in cui si svolge il processo e per le spese e indennità di viaggio e soggiorno degli ausiliari del magistrato.

Trascorsi i predetti termini, si perde il diritto alla liquidazione, mentre, una volta presentata la domanda di liquidazione, l’effetto estintivo del diritto sarà definitivamente evitato, a nulla rilevando i tempi tecnici necessari per la materiale emissione del titolo di spesa e del successivo modello di pagamento (26).

I magistrati e i funzionari amministrativi sono responsabili delle liquidazioni e dei pagamenti da loro ordinati e sono tenuti al risarcimento del danno subito dall’erario a causa degli errori e delle irregolarità delle loro disposizioni, secondo la disciplina generale in tema di responsabilità amministrativa (art. 172 T.U.) (27).

Per ciascun ordine o decreto di pagamento emesso, l’ufficio che dispone il pagamento è tenuto a compilare l’apposito modello di pagamento, il quale a norma dell’art. 177 T.U. deve contenere:

-      il numero d’iscrizione nel registro delle spese pagate dall’erario (v supra);

-      i dati anagrafici e il codice fiscale del beneficiano se persona fisica, ovvero la denominazione, la sede, il codice fiscale e i dati identificativi del legale rappresentante se persona giuridica o ente;

-      gli estremi della fattura qualora il beneficiano sia soggetto all’imposta sul valore aggiunto;

-      l’indicazione dell’importo lordo, delle ritenute da operare, dell’ammontare delle imposte dovute e dell’importo netto;

-      le coordinate bancarie del conto corrente ovvero il numero di conto corrente postale sul quale effettuare l’accreditamento;

-      gli estremi dell’eventuale delega per l’accreditamento, se il conto corrente è intestato a soggetto diverso dal beneficiario;

-      gli estremi dell’eventuale delega per il pagamento a soggetto diverso dal beneficiario;

-      il timbro con la data dell’ufficio che dispone il pagamento e la sottoscrizione del Funzionario addetto.

In particolare, quindi, dovrà essere evidenziato l’importo dell’imposta di bollo per quietanza, attualmente dovuto nella misura di euro 1,29 quando l’ammontare netto è superiore ad euro 77,47 (28), nonché quello della ritenuta IRPEF dovuta ai sensi degli artt. 24 e 29, D.P.R. n. 600/1973. Si chiarisce, a tale proposito, che l’ordine o il decreto di pagamento dovranno necessariamente evidenziare le sole spettanze e non, almeno necessariamente, tutte le voci accessorie (ritenute fiscali e previdenziali, I.V.A.): queste ultime, infatti, saranno indicate, a cura dell’ufficio, al momento della compilazione del modello di pagamento (29).

Si ritiene che il funzionario che compila il modello non abbia l’obbligo di verificare se i compensi liquidati dal magistrato eccedano o meno le tariffe previste: tale considerazione, già valida in passato, quando al provvedimento del magistrato seguiva il mandato a firma del dirigente (30) , varrà a maggior ragione nell’attuale sistema.

A norma dell’art. 178 T.U,, l’ufficio, prima di compilare il modello di pagamento, ha l’obbligo di acquisire la fattura rilasciata dal creditore,
se questi è soggetto all’imposta sul valore aggiunto (31).

TI modello di pagamento deve essere conforme agli allegati n. 2 e n. 3 del testo unico (32), rispettivamente da utilizzarsi per i pagamenti presso l’ufficio postale e presso il concessionario del servizio riscossione tributi, e contiene appositi spazi per la quietanza del beneficiano e per l’indicazione degli estremi dell’accreditamento.

Entro un mese dall’emissione dell’ordine o decreto di pagamento, il modello va trasmesso al competente concessionario in duplice copia, ovvero al competente ufficio postale in unico esemplare, nonché al beneficiano, per il quale, solo in caso di pagamento in contanti, assume valore di avviso di pagamento: ciò in relazione a quanto disposto dall’art. 71, comma 3, T.U., a norma del quale solo in caso di pagamenti in contanti l’importo deve essere incassato, a pena di decadenza, entro duecento giorni dalla ricezione del predetto avviso di pagamento (33). Nessuna decadenza invece è prevista quando si utilizzano le altre modalità di pagamento, non comportando queste una specifica attività del beneficiano.
Sempre entro lo stesso termine di un mese, l’ufficio deve trasmettere copia della documentazione relativa ai singoli modelli di pagamento al funzionario delegato (34), che è il funzionario amministrativo addetto ai controlli sui pagamenti eseguiti e alle conseguenti regolazioni contabili ai sensi degli artt. 183 e ss. T.U. e di cui si dirà in seguito. A tal proposito, con PR D.G. 9-9-2002, emanati ai sensi dell’art. 186 T.U., i funzionari delegati sono stati individuati (35):

-      nel dirigente della cancelleria della Corte di cassazione;

-      nel dirigente della segreteria della Procura generale presso la Corte di cassazione;

-      nel dirigente della cancelleria del Tribunale superiore delle acque pubbliche;

-      nei dirigenti delle cancellerie delle Corti di appello;

-      nei dirigenti delle segreterie delle Procure generali presso le Corti di appello;

-      nei dirigenti delle cancellerie delle sezioni distaccate delle Corti di appello;

-      nei dirigenti delle segreterie delle sezioni distaccate delle Procure generali presso le Corti di appello;

-      nel dirigente della segreteria della Direzione nazionale antimafia.


7. PAGAMENTO DELLE SPESE


Il pagamento delle spese per conto dell’erario è eseguito dal concessionario, che utilizza le entrate del bilancio dell’erario (36), nonché quelle indicate dallo stesso testo unico (37), trattenendo le somme pagate da quelle destinate all’erario a fronte delle riscossioni.
Il pagamento è invece eseguito dall’ufficio postale quando è richiesto dal beneficiano, e comunque quando nel comune dove ha sede l’ufficio che dispone il pagamento non esistono sportelli del concessionario ovvero quando particolari circostanze ne impediscono il regolare funzionamento.
Riguardo alla competenza territoriale, l’art. 175 T.U. dispone che il concessionario o l’ufficio postale competente ad eseguire il pagamento sia quello territorialmente più vicino all’ufficio che dispone il pagamento. Ciò almeno fino a che l’ufficio che dispone il pagamento e quello che lo esegue non saranno collegati con tecnologie informatiche (38).

Il pagamento è effettuato in via ordinaria mediante accreditamento sul conto corrente bancario o postale, ovvero mediante altri mezzi di pagamento disponibili sui circuiti bancario e postale, a scelta del creditore; il creditore può chiedere il pagamento in contanti sino all’importo attualmente fissato in euro 4.131,66 (39).

Alfine di venire incontro alle esigenze dei beneficiari, non intestatari di conti correnti, che risiedono in un luogo diverso da quello dell’ufficio che ha emesso il provvedimento di liquidazione delle somme, il Ministero della giustizia ha ritenuto che, con il loro consenso, sia possibile emettere il decreto ovvero l’ordine di pagamento a favore del titolare dell’ufficio postale per conversione in vaglia postale, dedotte le spese; in tal caso l’ufficio di emissione dovrà annotare nel modello di pagamento l’indicazione «da convertirsi in vaglia postale dedotte le spese». Se però l’entità dell’importo non lo consente (si pensi agli importi spesso irrisori liquidati ai testimoni), è stato invece consentito, in via eccezionale, e limitatamente al periodo transitorio previsto dall’art. 175 T.U., di ricorrere al sistema della delega all’ufficio giudiziario competente per territorio in base alla residenza del beneficiano (40).

È possibile il pagamento in contanti a soggetto diverso dal beneficiario, munito di delega su cui la firma deve essere autenticata, nelle forme previste dall’art. 21, comma 2, D.P.R. 28-12-2000, n. 445, da un notaio, cancelliere, segretario comunale, da un dipendente incaricato dal sindaco, ovvero dal funzionario che la riceve (41). E possibile altresì l’accreditamento sul Conto corrente bancario o postale intestato a soggetto diverso dal beneficiano, in presenza di delega con firma autenticata nelle medesime forme prima indicate.

L’ufficio pagatore, ai sensi dell’art. 179 T.U., è tenuto ad accertare la regolarità formale del modello, verificando la presenza dei dati sopra
indicati come obbligatori, e deve rifiutare il pagamento qualora il modello sia privo di uno o più di essi.

Il medesimo ufficio pagatore deve altresì curare i seguenti adempi menti:

-      identificare il soggetto che richiede il pagamento in contanti;

-      acquisire la firma dì quietanza;

-      acquisire l’eventuale delega per il pagamento a soggetto diverso dal beneficiano;

-      annotare eventualmente gli estremi dell’accreditamento sul conto corrente bancario o postale sul modello di pagamento;

-      ordinare cronologicamente per giornata i modelli di pagamento pervenuti ed esegue l’accreditamento sul conto corrente bancario o postale, rispettando l’ordine cronologico e l’ordine crescente d’importo.

Qualora non sia possibile eseguire il pagamento in contanti per inutile decorso del termine di decadenza di duecento giorni dalla ricezione dell’avviso di pagamento (42), ovvero l’accreditamento sul conto corrente bancario o postale, per cessazione del rapporto, per errata indicazione del numero di conto o per qualsiasi altra causa, l’ufficio pagatore restituisce il modello di pagamento all’ufficio che lo ha inviato ed effettua apposita annotazione nel prospetto riepilogativo dei pagamenti richiesto dall’art. 182 T.U.

Se a pagare è l’ufficio postale, questi deve rimettere alla competente filiale di Poste Italiane S.p.A. il relativo modello di pagamento quietanzato, ovvero comunicare alla stessa l’eventuale mancato accreditamento sul conto corrente postale (art. 180 T.U.).

Se a pagare è il concessionario e l’accreditamento non può essere eseguito per mancanza o insufficienza di fondi, questi dispone l’accreditamento, per l’intero o per il residuo, nei giorni immediatamente successivi e fino alla concorrenza della somma spettante al beneficiano (43). A norma dell’ari. 181 T.U., le somme non accreditate sui conti correnti bancari dei beneficiari vanno riversate dal concessionario, unitamente ai relativi compensi trattenuti, alla Sezione di tesoreria provinciale dello Stato territorialmente competente, entro il terzo giorno lavorativo successivo a quello in cui è pervenuta la comunicazione del mancato accredito, con imputazione ai capitoli di entrata cui sarebbero dovute affluire le somme utilizzate per il pagamento (44).

 

8. CONTROLLI SUI PAGAMENTI

E REGOLAZIONI CONTABILI

 

Il concessionario e la filiale di Poste Italiane S.p.A., ciascuno per i pagamenti di competenza, hanno l’obbligo di compilare, per ciascun ufficio che ha disposto i pagamenti, un apposito prospetto riepilogativo che deve riportare i dati indicati dall’art. 182 T.U. (45) Il prospetto riepilogativo va trasmesso, entro il dieci di ciascun mese, unitamente ai modelli di pagamento, all’ufficio del funzionario delegato incaricato del rimborso e della regolazione, ai fini dell’attività di controllo prescritta dall’art. 183 T.U.

il Ministero della giustizia ha chiarito (46) che il prospetto va inviato al funzionario delegato per il tramite dell’ufficio che ha disposto il pagamento (tribunali, procure, UNEP ecc.); tale ufficio, infatti, al fine di agevolare i compiti dei funzionari delegati, deve procedere ad un primo riscontro contabile verificando la corrispondenza tra il prospetto riepilogativo ed i modelli di pagamento allegati. Effettuato il controllo, il responsabile della cancelleria o segreteria ovvero il dirigente UNEP potrà quindi trasmettere tutta la documentazione, compresi gli allegati al modello di pagamento, al Funzionario delegato avendo cura di segnalare le eventuali rettifiche da effettuare in relazione alle somme indebitamente pagate ed ai mancati accreditamenti ovvero attestando l’inesistenza di irregolarità.

Una copia del prospetto riepilogativo resta agli atti del concessionario e della filiale di Poste Italiane S.p.A., unitamente a copia di ciascun modello di pagamento.

Il funzionario delegato incaricato ha il compito di riscontrare la corrispondenza tra il prospetto riepilogativo e i modelli di pagamento allegati, nonché di verificarne la regolarità, anche sulla base della documentazione relativa ai singoli modelli di pagamento a suo tempo trasmessa dall’ufficio che ha disposto il pagamento, provvedendo altresì alle eventuali rettifiche in relazione alle somme indebitamente pagate e ai mancati accreditamenti, eventualmente risultanti dallo stesso prospetto o da quelli successivi.

A seguito dei controlli effettuati dal funzionario delegato, qualora vengano individuate somme indebitamente pagate, purché non ascrivibili a responsabilità del concessionario o dell’ufficio postale, queste sono recuperate mediante iscrizione a ruolo, nei confronti del beneficiario, da parte dell’ufficio che ha disposto il pagamento (art. 187 T.U.), mentre il funzionario che eventualmente ha provocato l’indebito pagamento risponde ai sensi dell’art. 172 T.U.; come si vedrà, se invece si tratta di somme indebitamente pagate per responsabilità del concessionario o dell’ufficio postale, tali somme sono conteggiate in sede di regolazione contabile o rimborso effettuate dal funzionario delegato ai sensi dell’art. 183 TU.

 Entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di ricezione, il funzionario delegato incaricato procede all’emissione di ordinativi tratti
sulle apposite aperture di credito (47), al fine di provvedere:

- alla regolazione contabile dei pagamenti effettuati dal concessionario (art. 183, comma 3, T.U.);

al rimborso dei pagamenti effettuati dalle Poste Italiane S.p.A. (art. 183, comma 4, T.U.);

al versamento all’erario delle ritenute e dell’imposta di bollo;

al versamento alle regioni, alle province (48) e ai comuni dell’addizionale all’imposta sui redditi delle persone fisiche (IRPEF);

al versamento alle Regioni dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) (art. 184 T.U.).

A norma delL’art. 187 T.U., le somme indebitamente pagate ascrivibili a responsabilità del concessionario o dell’ufficio postale, sono escluse dagli ordinativi di pagamento emessi in loro favore dal funzionario delegato, previa rettifica dei modelli riepilogativi e, qualora già comprese negli ordinativi di pagamento, sono stornate unitamente ai relativi compensi (49), maggiorate dalle sanzioni previste dall’art. 14, D.Lgs. 9-7-1997, n. 237, negli ordinativi di pagamento successivi.

Il funzionario delegato, entro i termini previsti dalla legge e dal regolamento di contabilità generale dello Stato, presenta alla competente ragioneria provinciale dello Stato il rendiconto delle somme complessivamente a lui accreditate.

 

9. ADEMPIMENTI FISCALI

 

Alcuni adempimenti a carico delle cancellerie e segreterie che hanno curato l’emissione del titolo di spesa (e del successivo modello di pagamento) derivano dall’applicazione della normativa fiscale attualmente vigente. A tale proposito, è bene chiarire che tali incombenze ricadono sugli uffici giudiziari in relazione all’emissione dei titoli di spesa e non alla loro iscrizione sul registro delle spese di giustizia: ciò significa che gli adempimenti sono posti a carico sia degli uffici giudicanti sia di quelli requirenti, a seconda di chi abbia emesso i titoli a cui quegli adempimenti si riferiscono, anche se, come succede transitoria- mente, le spese di competenza dell’ufficio requirente sono ancora iscritte nel registro tenuto dall’ufficio giudicante (50).

Al fine di consentire un tempestivo versamento, da parte del funzionario delegato (v. supra), delle ritenute fiscali per le categorie di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, tutti gli uffici periferici (giudici di pace, tribunali, procure ecc.) — ad eccezione degli uffici U.N.E.P. — devono comunicare al predetto funzionario della Corte di appello o della Procura generale, entro l’ultimo giorno di ogni mese, le ritenute IRPEF, nonché le ritenute a titolo di addizionali regionali, comunali e provinciali, effettuate sui compensi erogati tramite il servizio delle spese anticipate nel mese precedente a quello di riferimento e rientranti appunto nella categoria dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (come i compensi ai giudici di pace, ai G.O.A. ai G.O.T e V.P.O., agli esperti presso il tribunale di sorveglianza ed il tribunale dei minorenni, ai giudici popolari, ma anche, secondo l’interpretazione ministeriale (51), i compensi ai periti, consulenti, custodi, interpreti e traduttori). Le ritenute devono essere raggruppate a seconda della regione, provincia, o comune in cui i beneficiari hanno il domicilio fiscale all’atto delle operazioni di conguaglio (52).

Deve, altresì, essere precisata da ciascun ufficio periferico l’IRAP sui compensi corrisposti a titolo di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, avendo cura di raggruppare, anche in tal caso, i relativi importi a seconda della regione beneficiaria(53).

Le ricevute dei versamenti effettuati dal funzionario delegato, ad eccezione di quelle IRAP, devono essere trasmesse agli uffici giudiziari per conto dei quali si è effettuato il versamento. Sono infatti questi uffici a dover curare i successivi adempimenti fiscali di cui si dirà in seguito, mentre solo le dichiarazioni IRAP sono presentate direttamente dal funzionario delegato per tutti gli uffici del distretto (54).

Il D.P.R, 542/99 ha introdotto l’obbligo di presentazione della dichiarazione mod. 770 (55) anche per le Amministrazioni dello Stato che corrispondono compensi soggetti a ritenuta alla fonte, e quindi, per ciò che riguarda gli uffici giudiziari (quali sostituti di imposta), i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, ma anche altri (si pensi ai compensi ai difensori dovuti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato). La dichiarazione deve essere presentata all’Agenzia delle entrate, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di erogazione, esclusivamente per via telematica (56). La trasmissione del modello per via telematica, può avvenire ricorrendo ad intermediari abilitati (a cui non compete, al contrario, la materiale redazione del modello), ovvero richiedendo direttamente l’abilitazione all’Amministrazione finanziaria (57); l’onere relativo al ricorso ad intermediari grava sulle spese di ufficio.

Inoltre, l’art. 24, D.P.R. n. 600/1973 ha disposto che per i redditi assimilati a quelli dei lavoratori dipendenti, si proceda annualmente, quali sostituti di imposta, alle operazioni di conguaglio di cui all’art. 23 D.P,R. n. 600/73, con rilascio della relativa certificazione unica — CUD — di cui all’art. 7bis, D.P.R. 600/73.

Nell’ipotesi in cui la prestazione si esaurisca in una singola operazione (es.: nell’ipotesi di incarichi una tantum), gli uffici potranno procedere al prelievo dell’IRPEF, nonché delle addizionali regionale, comunale e provinciale dovute, in un’unica soluzione all’atto delle operazioni di conguaglio, da effettuarsi alla cessazione del rapporto (58).

Infine, in relazione ai compensi accessori erogati a personale appartenente all’amministrazione giudiziaria (59), è necessario che le relative ritenute fiscali e previdenziali siano comunicate alle rispettive direzioni provinciali del Tesoro, tramite l’ufficio di appartenenza, in occasione del conguaglio fiscale di fine anno.

 

SEZIONE SECONDA
Disciplina relativa ad alcune voci di spesa

 

10. TRASFERTE PER IL COMPIMENTO DI ATTI FUORI ALLA SEDE IN CUI SI SVOLGE IL PROCESSO

 

Gli artt. 41-44 T.U. disciplinano diverse ipotesi di trasferte necessarie al compimento di atti del processo penale e civile, cui consegue il diritto alla relativa indennità e al rimborso delle spese.

Per il compimento dei predetti atti al di fuori dalla sede in cui si svolge il processo penale o civile, i magistrati professionali (giudici e pubblici ministeri) e onorari (giudici di pace, giudici onorari aggregati, giudici onorari di tribunale, vice procuratori onorari) (60) hanno diritto alle spese di viaggio e alle indennità di trasferta secondo le norme che disciplinano la missione dei dipendenti statali (61).

Se il dibattimento è tenuto in luogo diverso da quello di normale convocazione della corte, i magistrati professionali di corte di assise e di corte di assise di appello hanno diritto alle spese di viaggio e alle indennità di trasferta secondo le norme che disciplinano la missione dei dipendenti statali (62).

Per il compimento di atti del processo penale e civile fuori dalla sede in cui si svolge, gli appartenenti all’ufficio, nonché gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria per gli atti ad essi direttamente delegati dal magistrato (63), hanno diritto alle spese di viaggio e alle indennità di trasferta secondo le norme che disciplinano la missione dei dipendenti statali (64).

All’ufficiale giudiziario, che accompagna il magistrato o l’appartenente all’ufficio per l’assistenza ad atti, spetta, in aggiunta alle spese di viaggio e all’indennità di trasferta secondo le norme che disciplinano la missione per i dipendenti statali, in relazione al trattamento economico di cui gode ai sensi degli artt. 148 e 169, D.P.R. 15-12-1959, n. 1229, un diritto di importo pari a euro 0,52 per ogni ora o frazione di ora superiore a trenta minuti, in ragione del tempo impiegato nella redazione degli atti ai quali assiste.


11. INDENNITÀ E SPESE AI TESTIMONI
 

Le Indennità e le spese ai testimoni nel processo penale sono anticipate dall’erario (v. allegato G in appendice al capitolo) e costituiscono spesa ripetibile (65); tuttavia, se si tratta di testimone citato a richiesta di parte, le spese di viaggio e le indennità sono semplicemente quantificate dal cancelliere, il quale, a norma dell’art. 199 T.U. emette il relativo ordine di pagamento a carico della parte che ha richiesto la citazione, salvo che questa sia stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato (66).

Le indennità e le spese ai testimoni nel processo civile sono a carico della parte richiedente, salvo che questa sia stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato (67).

Ai testimoni residenti nel comune in cui ha sede l’ufficio presso il quale sono sentiti, ovvero anche non residenti, quando la residenza dista dallo stesso non oltre due chilometri e mezzo, spetta l’indennità di euro 0,36 al giorno (art. 45 T.U.).

Se la distanza è superiore, ai testimoni spetta il rimborso delle spese di viaggio (68), per andata e ritorno, pari al prezzo del biglietto di seconda classe sui servizi di linea, ovvero al prezzo del biglietto aereo della classe economica purché vi sia autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria (art. 46 T.U.). Spetta, inoltre, l’indennità di euro 0,72 per ogni giornata impiegata per il viaggio, e l’indennità di euro 1,29 per ogni giornata di soggiorno nel luogo dell’esame. Quest’ultima è dovuta solo se i testimoni sono obbligati a rimanere fuori dalla propria residenza almeno un giorno intero, oltre a quello di partenza e di ritorno.

La nuova disciplina ha eliminato l’irrisoria indennità chilometrica (pari ad euro 0,01) già prevista per l’ipotesi di mancanza di servizi di linea. In tal caso, però, il rimborso delle spese di viaggio è rilento alla località più vicina per cui esiste il servizio di linea.

Il testo unico non chiarisce la modalità di calcolo delle distanze, tenuto conto che è stata abrogata la normativa che prevedeva l’uso di apposite tavole polimetriche (ari. 25, R.D. 3-5-1923, n. 1043); si ritiene pertanto che possa generalizzarsi il principio espresso nell’art. 21 T.U., per il quale le distanze sono calcolate «secondo tavole note, fondate su parametri obiettivi e comprovabili».

Nessuna indennità spetta al testimone minore degli anni quattordici. Il rimborso spese e le indennità precedentemente indicati spettano agli accompagnatori di testimoni minori degli anni quattordici o invalidi gravi (69), sempre che essi stessi non siano testimoni (art. 47 T.U.).

Se si tratta di dipendenti pubblici, chiamati come testimoni per fatti inerenti al servizio, sono dovuti il rimborso spese e le indennità nella medesima misura, salva comunque l’integrazione, sino a concorrenza dell’ordinario trattamento di missione, corrisposta dall’amministrazione di appartenenza (art. 48 T.U.).

A norma dell’art. 166 T.U., se un testimone si trova nell’impossibilità di sostenere le spese per raggiungere il luogo dell’esame, il cancelliere addetto all’ufficio del luogo di residenza del testimone emette l’ordine di pagamento prima della testimonianza e lo comunica all’ufficio davanti al quale il testimone è citato a comparire.

Alle persone offese dal reato, ai denunzianti e ai querelanti spettano le normali indennità (70); tuttavia, la persona offesa che si sia costituita in parte civile, non ne avrà diritto, tranne che non sia stata ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

Nel caso di testi provenienti dall’estero, sono rimborsabili le spese di viaggio per intero e, se provenienti dai paesi aderenti alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale (Convenzione di Strasburgo del 20-4-1959) (71), le spese di soggiorno effettivamente sostenute (72), debitamente giustificate (73).

Nell’ipotesi di accompagnamento coattivo dei testi, l’indennità prevista è riconosciuta ai militari che operarono l’accompagnamento (74).

 

12. COMPENSI SPETTANTI AGLI

AUSILIARI DEL MAGISTRATO

 

Secondo la definizione che ne dà l’art. 3 T.U., «ausiliario del magistrato» è il perito, il consulente tecnico, l’interprete, il traduttore e qualunque altro soggetto competente, in una determinata arte o professione o comunque idoneo al compimento di atti, che il magistrato o il funzionario addetto all’ufficio può nominare a norma di legge.

Ai compensi loro spettanti sono dedicati gli artt. 49-57 T.U., mentre le modalità di liquidazione sono disciplinate negli artt. 168 e 170 T.U.

È stata disposta di conseguenza l’abrogazione della L. 8-7-1980, n. 319, ad eccezione dell’art. 4.

Agli ausiliari del magistrato spettano l’onorano, l’indennità di viaggio e di soggiorno, le spese di viaggio e il rimborso delle spese sostenute per l’adempimento dell’incarico (75).

 

A) Misura degli onorari

Gli onorari sono fissi, variabili e a tempo. La misura degli onorari è stabilita mediante apposite tabelle, da approvarsi con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; tali tabelle devono essere redatte con riferimento alle tariffe professionali esistenti, eventualmente concernenti materie analoghe, contemperate con la natura pubblicistica dell’incarico (76).

Una delle più importante novità della nuova disciplina è la previsione del sistema tabellare anche per gli onorari a tempo, laddove la pregressa normativa utilizzava il sistema delle vacazioni di cui all’art. 4, L. n. 319/1980 (v. infra) (77). Le nuove tabelle dovranno individuare il compenso orario, eventualmente distinguendo tra la prima e le ore successive, la percentuale dì aumento per l’urgenza, il numero massimo di ore giornaliere e l’eventuale superamento di tale limite per attività alla presenza dell’autorità giudiziaria.

L’art. 275 TU. dispone che transitoriamente, sino all’emanazione del predetto decreto, la misura degli onorari è disciplinata dalle tabelle allegate al decreto del Presidente della Repubblica 27-7-1988, n. 352 e dall’art. 4, L. n. 319/1980. Per quanto riguarda gli onorari fissi e variabili, nelle more dell’entrata in vigore del Testo unico, è stato emanato il D.M. (Giustizia) 30-5-2002 (78) che ha approvato le nuove tabelle in sostituzione di quelle richiamate dallo stesso testo unico (e che si riportano in appendice al presente capitolo); riguardo invece agli onorari a tempo, ancora transitoriamente disciplinati col sistema delle vacazioni, il medesimo D.M. 30-5-2002 ha aggiornato gli importi delle vacazioni, adeguando quelli precedentemente fissati dal D.M. (Giustizia) 5-12-1997.

 

B) Onorari a vacazioni

La disciplina delle vacazioni, applicabile fino all’approvazione delle nuove tabelle degli onorari a tempo, è stabilita dall’art. 4, L. n. 319/ 1980.

La vacazione è di due ore; l’onorario per la prima vacazione è di euro 14,68 e per ciascuna delle successive è di euro 8,15 (79).

L’onorario per la vacazione può essere raddoppiato quando per il compimento delle operazioni è fissato un termine non superiore a cinque giorni; può essere aumentato fino alla metà quando è fissato un termine non superiore a quindici giorni.

L’onorario per la vacazione non si divide che per la metà: trascorsa un’ora e un quarto è dovuto interamente.

Il magistrato non può liquidare più di quattro vacazioni al giorno per ciascun incarico. Tale limitazione però non si applica agli incarichi che vengono espletati alla presenza dell’autorità giudiziaria, per i quali deve farsi risultare dagli atti e dal verbale di udienza il numero delle vacazioni.

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 455, R.D. 23-5-1924, n. 827, il magistrato è tenuto, sotto la sua personale responsabilità, a calcolare il numero delle vacazioni da liquidare con rigoroso riferimento al numero delle ore che siano state strettamente necessarie per l’espletamento dell’incarico, indipendentemente dal termine assegnato per il deposito della relazione o traduzione.


C) Determinazione degli onorari

Nel determinare gli onorari variabili il magistrato deve tener conto delle difficoltà, della completezza e del pregio della prestazione fornita. Gli onorari fissi e variabili possono essere aumentati, sino al venti per cento, se il magistrato dichiara l’urgenza dell’adempimento con decreto motivato.

Per le prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà gli onorari fissi, variabili e a tempo possono essere aumentati sino al doppio.

Se la prestazione non è completata nel termine originariamente stabilito o entro quello prorogato per fatti sopravvenuti e non imputabili all’ausiliario del magistrato, per gli onorari a tempo non si tiene conto del periodo successivo alla scadenza del termine e gli altri onorari sono ridotti di un quarto.


D) Incarichi collegiali

Quando l’incarico è stato conferito ad un collegio di ausiliari il compenso globale è determinato sulla base di quello spettante al singolo, aumentato del quaranta per cento per ciascuno degli altri componenti del collegio, a meno che il magistrato disponga che ognuno degli incaricati debba svolgere personalmente e per intero l’incarico affidatogli.

 
E) Indennità di viaggio e spese

Per l’indennità di viaggio e di soggiorno, si applica il trattamento previsto per i dipendenti statali. L3ncaricato è equiparato al dirigente di seconda fascia (80). È fatta salva l’eventuale maggiore indennità spettante all’incaricato dipendente pubblico.

Le spese di viaggio, anche in mancanza di relativa documentazione, sono liquidate in base alle tariffe di prima classe sui servizi di linea, esclusi quelli aerei. Le spese di viaggio con mezzi aerei o con mezzi straordinari sono rimborsate se preventivamente autorizzate dal magistrato.

Gli ausiliari del magistrato devono presentare una nota specifica delle altre spese sostenute per l’adempimento dell’incarico, nonché allegare la corrispondente documentazione. Il magistrato accerta le spese sostenute ed esclude dal rimborso quelle non necessarie.

Se gli ausiliari del magistrato sono stati autorizzati ad avvalersi di altri prestatori d’opera per attività strumentale rispetto ai quesiti posti con l’incarico, la relativa spesa è determinata sulla base delle medesime tabelle degli onorari. Quando però le prestazioni di carattere intellettuale o tecnico hanno propria autonomia rispetto all’incarico affidato, il magistrato conferisce incarico autonomo.

 

F) Liquidazione dei compensi ed opposizione

La liquidazione delle spettanze agli ausiliari del magistrato è effettuata con decreto di pagamento, motivato, del magistrato che procede. Il decreto è comunicato al beneficiano e alle parti, compreso il pubblico ministero, ed è titolo provvisoriamente esecutivo.

Nel processo penale il decreto è titolo provvisoriamente esecutivo solo se sussiste il segreto sugli atti di indagine o sulla iscrizione della notizia di reato ed è comunicato al beneficiano; alla cessazione del segreto è comunicato alle parti, compreso il pubblico ministero, nonché nuovamente al beneficiano ai fini dell’opposizione.

Nel titolo è necessario indicare il tempo occorso per l’espletamento della perizia (81).

Sulle somme imponibili (82) va operata la ritenuta di acconto IRPEF per gli scaglioni di reddito in relazione alla somma liquidata, senza applicare invece l’IVA (83). A tal proposito, l’ufficio che opera la ritenuta quale sostituto d’imposta può, d’accordo con il sostituito, applicare un’aliquota più elevata di quella che sarebbe applicabile al reddito percepito (84). Inoltre, trattandosi di prestazioni che in genere si esauriscono in una singola operazione, gli uffici, in aggiunta al prelievo dell’IRPEF, possono recuperare anche le addizionali IRPEF dovute, in un’unica soluzione all’atto delle operazioni di conguaglio da effettuarsi alla cessazione del rapporto (85).

Avverso il decreto di pagamento, il beneficiano e le parti processuali, compreso il pubblico ministero, possono proporre opposizione, entro venti giorni dall’avvenuta comunicazione, al presidente dell’ufficio giudiziario competente.

Il procedimento di opposizione è quello speciale previsto per gli onorari di avvocato e l’ufficio giudiziario procede in composizione monocratica (86). Il magistrato può, su istanza del beneficiano e delle parti processuali compreso il pubblico ministero e quando ricorrono gravi motivi, sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto con ordinanza non impugnabile e può chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li detiene, gli atti, i documenti e le informazioni necessari ai fini della decisione (87).

 

13. COMPENSI AI CUSTODI

 

La voce indennità di custodia dei beni sequestrati nel procedimento giurisdizionale costituisce uno degli istituti che ha registrato nel passato i più variegati orientamenti applicativi e giurisprudenziali, sia per la determinazione del quantum, sia per la tutela giurisdizionale riconosciuta (88). 11 testo unico relativo alle spese di giustizia ha ricondotto a sistema la materia sulla base dell’orientamento consolidato della giurisprudenza costituzionale e di legittimità, da una parte rimettendo ad apposito strumento regolamentare (analogo a quello previsto per gli ausiliari del magistrato) l’individuazione delle tariffe generali, e dall’altro disciplinando unitariamente il procedimento di opposizione alla liquidazione.
L’art. 58 T.U. dispone che al custode, diverso dal proprietario o avente diritto, di beni sottoposti a sequestro penale probatorio e preventivo, e, nei soli casi previsti dal codice di procedura civile, al custode di beni sottoposti a sequestro penale conservativo e a sequestro giudiziario e conservativo (89), spetti un’indennità per la custodia e la conservazione (90). L’indennità è determinata sulla base delle tariffe contenute in apposite tabelle, da approvarsi, ai sensi dell’art. 59 T.U., con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Per le ipotesi di custodia non contemplate nelle tabelle, opererà in via residuale il ricorso agli usi locali.

Le tabelle dovranno essere redatte con riferimento alle tariffe vigenti, eventualmente concernenti materie analoghe, contemperate con la natura pubblicistica dell’incarico, e dovranno altresì prevedere le riduzioni percentuali dell’indennità in relazione allo stato di conservazione del bene.
Sino all’emanazione del regolamento previsto dall’art. 59 T.U., l’indennità è determinata sulla base delle tariffe esistenti presso la Prefettura, ridotte secondo equità, e, in via residuale, secondo gli usi locali (art. 276 T.U.).

Sono infine rimborsabili eventuali spese documentate se indispensabili per la specifica conservazione del bene.

L’indennità di custodia è liquidata su domanda del custode, successiva alla cessazione della custodia, presentata al magistrato che procede (91); a richiesta, sono liquidati acconti sulle somme dovute. La liquidazione è effettuata dal magistrato con decreto di pagamento motivato. Il decreto è comunicato al beneficiano e alle parti, compreso il pubblico ministero, ed è titolo provvisoriamente esecutivo. Tuttavia, nel processo penale la provvisoria esecuzione è riconosciuta solo se sussiste il segreto sugli atti di indagine o sulla iscrizione della notizia di reato: in tal caso il decreto è comunicato al beneficiano; alla cessazione del segreto è poi comunicato alle parti, compreso il pubblico ministero, nonché nuovamente al beneficiano ai fini dell’opposizione (art. 168 T.U.).

I compensi ai custodi sono soggetti alle ritenute IRPEF, comprese le addizionali regionali, provinciali e comunali, ma non all’IVA, secondo l’interpretazione che recentemente è stata data circa l’assimilazione dei compensi ai custodi ai redditi assimilati a quelli dei lavoratori dipendenti (92).

Si ritiene tuttavia che tali disposizioni valgano solo per la custodia esercitata al di fuori di un’attività d’impresa.

Avverso il decreto di pagamento, il beneficiai-io e le parti processuali, compreso il pubblico ministero, possono proporre opposizione, entro venti giorni dall’avvenuta comunicazione, al presidente dell’ufficio giudiziario competente. Il procedimento di opposizione è quello speciale previsto per gli onorari di avvocato e l’ufficio giudiziario procede in composizione monocratica. Il magistrato può, su istanza del beneficiario e delle parti processuali compreso il pubblico ministero e quando ricorrono gravi motivi, sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto con ordinanza non impugnabile e può chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li detiene, gli atti, i documenti e le informazioni necessari ai fini della decisione.


14. SPESE PER LA DEMOLIZIONE DI OPERE

ABUSIVE E DI RIDUZIONE IN PRISTINO DEI LUOGHI


Il T.U. n. 115/2002 ha riordinato la materia concernente la demolizione di opere abusive e di riduzione in pristino dei luoghi nel processo penale o amministrativo con alcune norme di tipo regolamentare che hanno tradotto in disciplina positiva i principi giurisprudenziali che si sono venuti consolidando in tale ambito, tra cui spicca l’attribuzione al magistrato della competenza a curarne l’esecuzione (92).

A norma dell’art. 61 T.U., il magistrato che cura l’esecuzione di sentenze recanti ordine di, o aventi ad oggetto la, demolizione di opere abusive e di riduzione in pristino dello stato dei luoghi chiede, tramite i provveditorati alle opere pubbliche, l’intervento delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa, o affida l’incarico ad imprese private, secondo le norme previste dal Testo unico delle disposizioni in materia di edilizia (93), quando reputa più oneroso, sulla base di valutazioni oggettive, l’intervento delle prime.

Il successivo art. 62 T.U. rinvia ad un’apposita convenzione organizzativa fra il Ministero della giustizia, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero della difesa, con la quale dovranno essere disciplinate le procedure per l’intervento delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa e per la quantificazione preventiva e successiva delle spese, nonché gli eventuali acconti e le necessarie regolazioni contabili, anche con riferimento all’esito dell’eventuale recupero delle spese nei confronti del soggetto obbligato. L’importo da corrispondere alle predette strutture è quello risultante dalla convenzione in parola; tuttavia, l’art. 277 T.U. prevede che transitoriamente, sino alla stipula ditale convenzione, l’importo sia quello quantificato dalle medesime strutture tecnico-operative alla conclusione dei lavori.

L’ importo da corrispondere alle imprese private cui è affidato l’incarico è invece determinato secondo criteri oggettivi e predeterminati, e precisamente utilizzando come parametro di riferimento, anche in analogia, il prezzario per le opere edili e impiantistiche dei provveditorati alle opere pubbliche delle Regioni (art. 63 T.U.).

La liquidazione dell’importo è in ogni caso effettuata con decreto di pagamento motivato dal magistrato che procede. Quando si tratta di pagamento alle imprese private, il relativo decreto è comunicato al beneficiario e alle parti processuali, compreso il pubblico ministero (ari
1169 T.U.). Per tali imprese è ammesso l’opposizione al decreto di pagamento a norma dell’art. 170 T.U., alla stessa stregua e con la stessa
disciplina dell’opposizione riconosciuta all’ausiliario del magistrato e al custode (v. supra).

 

APPENDICE


A) Normativa

Tabelle contenenti la misura degli onorari fissi e di quelli variabili dei periti e dei consulenti tecnici, per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e penale, in attuazione dell’art. 2 della Legge 8 luglio 1980, n. 319.

(Allegate al Decreto Min. Giustizia 30-5-2002 — G.U. n. 182 del 5-8-2002 — ed in vigore dal 20-8-2002)


Art. 1

 
Per la determinazione degli onorari a percentuale si ha riguardo per la perizia al valore del bene o di altra utilità oggetto dell’accertamento determinato sulla base di elementi obiettivi risultanti dagli atti del processo e per la consulenza tecnica al valore della controversia; se non è possibile applicare i criteri predetti gli onorari sono commisurati al tempo ritenuto necessario allo svolgimento dell’incarico e sono determinati in base alle vacazioni.


Art. 2


Per la perizia o la consulenza tecnica in materia amministrativa, contabile e fiscale, spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni:

fino a euro 5.164,57, dal 4,6896% al 9,3951%;

da euro 5.164,58 e fino a euro 10.329,14, dal 3,7580% al 7,5160%;

da curo 10.329,15 e fino a euro 25.822,84, dal 2,8 106% al 5,6370%;

da euro 25.822,85 e fino a euro 51.645,69, dal 2,3527% al 4,6896%;

da euro 51.645,70 e fino a euro 103.291,38, dall’l,8790% al 3,7580%;

da euro 103.291,39 e fino a euro 258.228,45, dallo 0,9316% all’1,8790%;

da euro 258.228,46 fIno e non oltre euro 516.456,90, dallo 0,4737% allo 0,9474%. È in ognì caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.


Art. 3

 
Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di valutazione di aziende, enti patrimoniali, situazioni aziendali, patrimoni, avviamento, diritti a titolo di risarcimento di danni, diritti aziendali e industriali nonché relativi a beni mobili in genere, spetta al perito o al consulente tecnico un onorario determinato ai sensi dell’articolo precedente e ridotto alla metà.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.

 

Art. 4

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di bilancio e relativo conto dei profili e perdite spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni:

A. Sul totale delle attività:

fino a euro 51.645,69, dallo 0,3790% allo 0,7579%;

da 51.645,70efinoa euro 103.291,38, dallo 0,1405% allo 0,2811%;

da euro 103.291,39 e fino a euro 258.228,45, dallo 0,0932% allo 0,1879%;

da euro 258.228,46 e fino a euro 516.456,90, dallo 0,0474% allo 0,0947%;

da euro 516.456,91 e fino a curo 1.032.913,80, dallo 0,0235% allo 0,0471%;

da euro 1.032.913,81 fino e non oltre euro 2.582.284,50, dallo 0,0093% allo 0,0 188%.

B. Sul totale dei ricavi lordi:

fino a euro 258.228,45, dallo 0,0932% allo 0,1879%;

da curo 258.228,46 e fino a euro 516.456,90, dallo 0,0474% allo 0,0947%;

da euro 516.546,91 e fino a euro 1.032.913,80, dallo 0,0188% allo 0,0376%;

da euro 1.032.913,81 fino e non oltre euro 5.164.568,99, dallo 0,0093% allo 0,0188%.

I suddetti onorari sono ridotti alla metà se la formazione del bilancio riguarda società, enti o imprese che non svolgono alcuna attività commerciale od industriale o la cui attività sia limitata alla pura e semplice amministrazione di beni immobili o al solo godimento di redditi patrimoniali; tale disposizione non si applica agli enti pubblici.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.

 

Art. 5

 

Salvo quanto previsto nell’articolo precedente per la perizia o la consulenza tecnica in materia di inventari, rendiconti e situazioni contabili spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 145,12 a euro 970,42.

 

Art. 6

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di avarie comuni spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni sull’ammontare complessivo della somma ammessa:

fino a euro 3.098,74, dal 4,6896% al 9,3951%;

da euro 3.098,75 e fino a euro 5.164,57, dal 3,7580% al 7,5160%;

da euro 5.164,58 e fino a euro 10.329,14, dal 3,2843% al 6,5686%;

da euro 10.329,15 e fino a euro 25.822,84, dal 2,8 106% al 5,6370%;

da euro 25.822,85 e fino a euro 51.645,69, dall’1,8790% al 3,7580%;

da euro 51.645,70 e fino a euro 103.291,38, dall’1,4053% al 2,8106%;

da euro 103.291,39 e fino a euro 258.228,45, dallo 0,7042% all’1,4085%;

da euro 258.228,46 fino e non oltre euro 516.456,90, dallo 0,2353% allo 0,4705%.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di avarie particolari spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni sull’ammontare complessivo della somma liquidata:

fino a euro 3.098,74, dal 3,2843% al 6,5686%;

da euro 3.098,75 e fino a euro 5.164,57, dal 2,8106% al 5,6370%;

da euro 5.164,58 e fino a euro 15.493,71, dall’1,4053% al 2,8 106%;

da euro 15.493,72 e fino a euro 30.987,41, dallo 0,7042% all’1,4085%;

da euro 30.987,42 e fino a euro 51.645,69, dallo 0,4737% allo 0,9474%;

da euro 51.645,70 fino e non oltre euro 103.291,38, dallo 0,2353% allo 0,4705%.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.


Art. 7

 
Per la perizia o la consulenza tecnica espletata con metodo attuariale in materia di ricostruzione di posizioni retributive o previdenziali, di prestiti, di nude proprietà e usufrutti, di ammortamenti finanziari, di adeguamento al costo della vita e rivalutazione monetaria, spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 145,12 a euro 484,95.

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di verifica di basi tecniche di gestioni previdenziali e assistenziali, di riserve matematiche individuali e valori di riscatto di anzianità pregressa ai fini del trattamento di previdenza e quiescenza, spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 193,67 a curo 582,05.


Art. 8


Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di accertamento di stato di equilibrio tecnico finanziario di gestioni previdenziali e assistenziali spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni sull’ammontare delle entrate, effettive o presunte, dell’anno cui si riferisce la valutazione:

fino a euro 103.291,38 dallo 0,6632%, all’l,3l06%;

da euro 103.291,39 e fino a euro 258.228,45, dallo 0,3790% allo 0,7579%;

da euro 258.228,46 e fino a euro 516.456,90, dallo 0,2842% allo 0,5684%;

da euro 516.456,91 e fino a euro 5.164.568,99, dallo 0,0379% allo 0,0758%;

da euro 5.164.569 fino e non oltre euro 25.822.844,95, dallo 0,0093% allo 0,0188%.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di analisi tecniche sui bilanci consuntivi o preventivi di enti previdenziali, assicurativi o finanziari spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni:

fino a curo 103.291,38, dal 0,3284% al 0,6569%;

da euro 103.291,39 e fino a euro 258.228,45, dal 0,1405% al 0,2811%;

da euro 258.228,46 e fino a euro 516.456,90, dal 0,0474% al 0,0947%;

da euro 516.456,91 e fino a euro 5.164.568,99, dal 0,0141% a 0,0281%;

da euro 5.164.569 fino e non oltre euro 51.645.689,91, dal 0,00235% al 0,0047%.

Qualora l’analisi di cui al comma precedente riguardi pìù di un bilancio, il compenso complessivo è costituito dalla somma dell’onorario relativo al bilancio più recente e da quello spettante per ciascun bilancio precedente ridotto alla metà.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.

 

Art. 9

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di opere di pittura, scultura e simili spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 96,58 a euro 484,95.

Quando l’indagine ha ad oggetto più reperti l’onorario spettante per ogni reperto successivo al primo è ridotto da un terzo a due terzi.


Art. 10


Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di accertamento di retribuzioni o di contributi previdenziali, assicurativi, assistenziali e fiscali e ogni altra questione in materia di rapporto di lavoro spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 145,12 a euro 582,05.

 

Art.11

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di costruzioni edilizie, impianti industriali, impianti di servizi generali, impianti elettrici, macchine isolate e loro parti, ferrovie, strade e canali, opere idrauliche, acquedotti e fognature, ponti, manufatti isolati e strutture speciali, progetti di bonifica agraria e simili, spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni:

fino a curo 5.164,57, dal 6,5686% aI 13,1531%;

da euro 5.164,58 e fino a euro 10.329,14, dal 4,6896% al 9,3951%;

da euro 10.329,15 e fino a euro 25.822,84, dal 3,7580% al 7,5160%;

da euro 25.822,85 e fino a euro 51.645,69, dal 2,8 106% al 5,6370%;

da euro 51.645,70 e fino a euro 103.291,38, dall’l,8790% al 3,7580%;

da euro 103.291,39 e fino a curo 258.228,45, dallo 0,9316% all’l,8790%;

da euro 258.228,46 fino e non oltre euro 516.456,90, dallo 0,2353% allo 0,4705%.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.

 

Art. 12

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di verifica di rispondenza tecnica alle prescrizioni di progetto e/o di contratto, capitolati e rnwrnc, di collaudo di lavori e forniture, di misura e contabilità di lavori, di aggiornamento e revisione dei prezzi, spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da un minimo di euro 145,12 ad un massimo di euro 970,42.

Per la perizia o consulenza tecnica in materia di rilievi topografici, planimetrici e altimetrici, compresi le triangolazioni e poligonazione, la misura dei fondi rustici, i rilievi di strade, canali, fabbricati, centri abitati e aree fabbricabili spetta al perito o al consulente tecnico un onorario minimo di euro 145,12 ad un massimo di euro 970,42.

 

Art. 13

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di estimo spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni sull’importo stimato:

fino a euro 5.164,57, dall’l,0264% al 2,0685%;

da euro 5.164,58 e fino a euro 10.329,14, dallo 0,93 16% all’l,8790%;

da euro 10.329,15 e fino a euro 25.822,84, dallo 0,8369% all’l,6895%;

da euro 25.822,85 e fino a euro 51.645,69, dallo 0,5684% all’l,121l%;

da euro 51.645,70 e fino a euro 103.291,38, dallo 0,3790% allo 0,7579%;

da euro 103.291,39 e fino a euro 258.228,45, dallo 0,2842% allo 0,5684%;

da euro 258.228,46 fIno e non oltre euro 516.456,90, dallo 0,0474% allo 0,0947%.

Nel caso di stima sommaria spetta al perito o al consulente tecnico un onorario determinato ai sensi del comma precedente e ridotto alla metà; nel caso di semplice giudizio di stima lo stesso è ridotto di due terzi.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.

 

Art. 14

 

Per la perizia o la consulenza in materia di cave e miniere, minerali, sostanze solide, liquide e gassose spetta al perito o al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni sull’importo stimato:

fino a euro 5.164,57, dall’l,4053% al 2,8106%;

da euro 5.164,58 e fino a euro 10.329,14, dallo 0,9316% all’1,8790%;

da euro 10.329,15 e fino a euro 25.822,84, dallo 0,4737% allo 0,9474%;

da euro 25.822,85 e fino a euro 51.645,69, dallo 0,2842% allo 0,5684%;

da euro 51.645,70 e fino a euro 103.291,38, dallo 0,1879% allo 0,3758%;

da euro 103.291,39 e fino a euro 258.228,45, dallo 0,0932% allo 0,1879%;

da euro 258.228,46 fino e non oltre curo 516.456,90, dallo 0,0474% allo 0,0947%.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 145,12.


Art. 15

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di valutazione, riparazione e trasformazione di aerei, navi e imbarcazioni e in quella di salvataggio e recuperi spetta al perito o al consulente tecnico un onorario determinato ai sensi dell’art. Il e ridotto alla metà. In materia di valutazione di danni l’onorario come innanzi determinato è ulteriormente ridotto alla metà.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a curo 96,58.

 

Art. 16

 

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di funzioni contabili amministrative di case e beni rustici, di curatele di aziende agrarie, di equo canone, di fitto di fondi urbani e rustici, di redazione di stima dei danni da incendio e grandine, di tabelle millesimali e riparto di spese condominiali spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da un minimo di euro 145,12 ad un massimo di euro 970,42.


Art. 17


Per la consulenza tecnica in materia di infortunistica del traffico e della circolazione spetta al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni:

fino a euro 258,23, dal 7,5160% al 15,0321%;

da euro 258,24 e fino a curo 516,46, dal 5,6370% all’11,2741%;

da euro 516,47 e fino a euro 2.582,28, dal 3,7580% al 7,5160%;

da euro 2.582,29 e fino a euro 25.822,84, dall’l,4053% al 2,8 106%;

da curo 25.822,85 fino e non oltre euro 51.645,69, dallo 0,93 16% all’l,8790%.

È in ogni caso dovuto un compenso non inferiore a euro 38,73.

Il valore è determinato in base all’entità del danno cagionato alla cosa. Nel caso di più cose danneggiate si ha riguardo al danno di maggiore entità. Per la perizia nella materia di cui al primo comma l’onorario è commisurato al tempo ritenuto necessario allo svolgimento dell’incarico ed è determinato in base alle vacazioni.


Art.18


Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di esplosivi, di armi, di proiettili, di bossoli e simili spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da curo 48,03 a euro 145,12 per il primo reperto.

Se il reperto e’ costituito da un’arma in esso sono compresi i proiettili e i bossoli.

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di balistica spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 96,58 a euro 387,86 per il primo reperto.

Quando l’indagine di cui al primo e al terzo comma ha ad oggetto più reperti l’onorario spettante per ogni reperto successivo al primo è ridotto da un terzo a due terzi.


Art. 19

 
Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di geomorfologia applicata, idrogeologia, geologia applicata e stabilità dei pendii spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da un minimo di euro 241,70 ad un massimo di euro 4.852,11.

 

Art. 20

 
Per la perizia in materia medico-legale, nel caso di immediata espressione del giudizio raccolta a verbale, spettano al perito i seguenti onorari, non cumulabili fra loro:

visita medico-legale euro 19,11;

ispezione esterna di cadavere euro 19,11;

autopsia euro 67,66;

autopsia su cadavere esumato euro 96,58.

Qualora il parere non possa essere dato immediatamente e venga presentata una relazione scritta, spetta al perito, per le medesime operazioni, un onorario:
per visite medico-legali da euro 48,03 a euro 145,12;

per accertamenti su cadavere da euro 116,20 a euro 387,86.


Art. 21


Perla consulenza tecnica avente ad oggetto accertamenti medici, diagnostici, identificazione di agenti patogeni, riguardanti la persona spetta al consulente tecnico un onorario da euro 48,03 a euro 290,77.

 

Art. 22


Per la perizia o la consulenza tecnica avente ad oggetto l’esame alcoolimetrico spetta al perito o al consulente tecnico un onorario di curo 14,46 a campione.


Art. 23


Per la
perizia o la consulenza tecnica avente ad oggetto la ricerca del tasso percentuale carbossiemoglobinemico spetta al perito o al consulente tecnico un onorario di euro 28,92 a campione.


Art. 24

 
Per la perizia o la consulenza tecnica in materia psichiatrica o criminologica
spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 96,58 a euro 387,86.


An. 25


Per la
perizia o la consulenza tecnica avente ad oggetto diagnosi su materiale biologico o su tracce biologiche ovvero indagini biologiche o valutazioni sui risultati di indagini di laboratorio su tracce biologiche spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 28,92 a euro 290,77.
Qualora i reperti o i marcatori sottoposti ad esame sono più di uno l’onorario spettante per ciascuno di essi, successivo al primo, è ridotto alla metà.


Art. 26


Per la
perizia o la consulenza tecnica avente ad oggetto accertamenti diagnostici su animali, nel caso di immediata espressione del giudizio raccolta a verbale, spettano al perito o al consulente tecnico i seguenti onorari, non cumulabili fra loro:

visita clinica euro 19,11;

esame necroscopico euro 67,66.

Qualora il parere non possa essere dato immediatamente e venga presentata una relazione scritta, spetta al perito o al consulente tecnico, per le medesime operazioni, un onorano:

per visita clinica da euro 48,03 a euro 145,12;

per esame necroscopico da euro 96,58 a euro 290,77.

Nel caso di malattie infettive, epidemiche o endemiche, che abbiano interessato più capi facenti parte di un gregge o di una mandria odi un allevamento gli onorari di cui ai precedenti commi sono raddoppiati.

 

Art. 27

 

Per la perizia ola consulenza tecnica tossicologica su reperti non biologici spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 48,03 a euro 145,12 a campione per la ricerca qualitativa di una sostanza, da euro 67,66 a euro 193,67 a campione per la ricerca quantitativa.

Per la perizia o la consulenza tecnica tossicologica su reperti biologici spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 67,66 a euro 193,67 per l’analisi qualitativa di ciascuna sostanza da euro 48,03 a euro 145,12 per l’analisi quantitativa.

Quando le sostanze o i campioni sottoposti ad esame sono più di uno l’onorario spettante per ogni sostanza o campione successivo al primo è ridotto alla metà.


Art. 28


Per la perizia o la consulenza tecnica chimica-tossicologica avente ad oggetto la ricerca quantitativa o qualitativa completa generale incognita delle sostanze inorganiche, organiche volatili e organiche non volatili nonché di agenti patogeni spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 48,03 a euro 145,12.

Per la perizia o la consulenza ecotossicologica volta ad accertare le alterazioni e le impurità di qualsiasi sostanza o ad identificare gli agenti patogeni infettanti, infestanti e inquinanti, spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da curo 48,03 a euro 407,48.

Per la perizia o la consulenza tecnica in materia di inquinamento acustico spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 48,03 a euro 484,95.


Art. 29


Tutti gli onorari, ove non diversamente stabilito nelle presenti tabelle, Sono comprensivi della relazione sui risultati dell’incarico espletato, della partecipazione alle udienze e di ogni altra attività concernente i quesiti.


B) Circolare esplicativa

A seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. 14-1 1-1983, n. 820, con il quale furono approvate le prime tabelle contenenti la misura degli onorari fissi e variabili, sostituite poi dalle tabelle sopra indicate, il Ministero della giustizia ha emanato la circolare esplicativa n. 1231/14-4, in data 14-1 1-1984. Data la sua piena attualità, tenuto conto che le tabelle recentemente approvate hanno modificato le precedenti solo negli importi e nelle percentuali, si ritiene opportuno riportarne integralmente il testo.

«A seguito della emanazione del D.P.R. 14-11-1983 n. 820, col quale sono state approvate le tabelle contenenti la misura degli onorari fissi e variabili spettanti ai periti e consulenti tecnici, per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e penale, sono pervenuti a questo Ministero, da vari uffici giudiziari e categorie professionali interessate, numerosi quesiti e richieste di chiarimenti.
Questa Amministrazione ritiene, pertanto, opportuno far conoscere la propria opinione in merito a taluni problemi interpretativi in tal modo prospettati, pur nel rispetto della discrezionalità dei giudici cui è affidata l’applicazione delle tabelle in esame.
Infatti, poiché dopo l’entrata in vigore della L. 8-7-1980 n. 319, si ritiene che il decreto di liquidazione dei compensi a periti e categorie assimilate abbia natura giurisdizionale, la relativa attività del giudice è sottratta alle direttive e al controllo di questo Ministero.

La legge citata, prevedendo un procedimento di liquidazione e di impugnazione completo e in contraddittorio tra le parti interessate e stabilendo espressamente che il provvedimento conclusivo costituisce titolo esecutivo impugnabile solo con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 della Costituzione, ha dissipato ogni dubbio circa la predetta natura del decreto di Liquidazione cui la prevalente giurisprudenza riconosceva carattere di provvedimento monitorio, ai soli fini della sua impugnabilità ai sensi dell’articolo 645 c.p.c.
Premesso ciò, si deve in primo luogo rilevare che le tabelle in esame sono state predisposte in attuazione dell’art. 2 della L. n. 319/1980 che l’esplicito richiamo operato nella predetta disposizione alle tariffe professionali giustifica il riferimento a queste ultime oltre che per la determinazione dell’entità dei compensi, con l’unico correttivo del contemperamento con la natura pubblica dell’incarico, anche per l’individuazione delle relative prestazioni.

Ciò spiega l’omessa previsione nelle tabelle di prestazioni non riferibili a categorie non organizzate in ordini professionali (grafiche, foniche, di trascrizione di intercettazioni telefoniche, di traduzione ed interpretazione linguistica etc.) e nello stesso tempo la recezione, nella previsione delle singole materie, delle terminologie adoperate nelle tariffe professionali. A queste che hanno peraltro valore normativo, occorre di conseguenza rifarsi per una corretta interpretazione del significato da attribuirsi alle espressioni usate nelle tabelle e delle concrete operazioni riconducibili alle materie indicate.

La necessità del riferimento alle tariffe professionali, come già detto imposto dalla L. n. 319/1980, ha implicato, per la categoria dei medici, la determinazione, nelle tabelle in esame, di compensi correlati a quelli fissati nella tariffa professionale approvata con D.P.R. 28-12-1965 n. 1763, nonostante che la stessa non fosse adeguata all’attuale costo della vita.

Non era, invero, possibile in sede di redazione delle tabelle, compiere attività sostitutiva di quella primaria, rientrante, istituzionalmente, nella competenza di organi diversi dal Dicastero della Giustizia.

Si osserva, comunque al riguardo, che la L. n. 319/1980 lascia ampio spazio alla discrezionalità del giudice, e, affidando a quest’ultimo, quando l’onorario sia variabile, la valutazione della difficoltà dell’indagine, della competenza e del pregio della prestazione fornita (art. 2, 2° comma) e prevedendo la possibilità di aumentare gli onorari fino al doppio per le prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà (art. 5), garantisce che il compenso liquidato sia in concreto proporzionato alla prestazione svolta.

Passando all’esame degli articoli sui quali sono sorte maggiori perplessità, si osserva quanto segue:


Criteri di determinazione degli onorari variabili (Articolo 1)

 

Il criterio per l’individuazione del parametro è, nel settore civile, quello del valore della controversia, determinabile sulla base delle norme procedurali in tema di competenza; nel settore penale, ove invece manca la possibilità di analogo riferimento, è il valore economico del bene e dell’utilità che costituiscono oggetto dell’accertamento e della contestazione quale risulta dagli elementi obiettivi del processo. Nel caso in cui non sia possibile applicare tali criteri, soccorrerà il criterio sussidiario dell’onorario a vacazione, al quale si ritiene possa farsi ricorso solo in via alternativa, senza quindi possibilità di cumulo con onorari fissi o variabili.

 

Rapporto fra gli articoli 2 e 5


Si ritiene che il rapporto fra i citati articoli sia quello di genus e species, nel senso che, in particolar modo per quanto riguarda l’incarico contabile: si applichi l’ari 2 nel caso in cui l’accertamento concerne la contabilità generale, ad esempio di un’azienda, e l’art. 5 quando esso riguardi singole parti della contabilità.

Da quanto precede può concludersi che rientra nell’art. 2 il caso di perizia in tema di bancarotta fraudolenta, dovendosi aver riguardo alla contabilità generale di tutta l’azienda; in tale ipotesi e in applicazione del criterio generale di cui all’art. 1, si ritiene che il compenso debba essere determinato in base al valore dei beni in relazione ai quali si contesta il reato di cui all’ari 216 del R.D. n. 267/1942.

Appare invece applicabile l’art. 5 nel caso di incarichi su assegni e documentazione contabile volti ad accertare la provenienza e la destinazione di somme di denaro. Peraltro, laddove tali incarichi richiedano, come taluni uffici giudiziari hanno segnalato, complesse attività specializzate o apparecchiature tecniche, i relativi oneri potranno essere rimborsati al perito ai sensi dell’ari. 7 della L. n. 319 del 1980 e la maggiore complessità dell’incarico valutata ai sensi dell’art. 5 della stessa legge.

 

Rapporto fra gli articoli 4 e 5

 
Si ritiene che l’ari. 4 trovi applicazione nel caso di incarichi in materia di bilanci ed anche di rendiconti delle società di persone, dovendosi tali atti assimilare ai bilanci, e si applichi invece l’ari 5 quando si tratti di rendiconti non connessi all’esercizio di un’impresa o relativi a singole operazioni.
Si osserva, comunque, che, come detto sopra, le singole voci appaiono indicate sulla scorta di quelle previste nelle tariffe professionali e che per l’interpretazione, ad esempio degli articoli 4 e 5 delle tabelle, può farsi rinvio, rispettivamente agli articoli 39 e 38 delle tariffe dei commercialisti approvate con D.P.R. 22-10-1973 n. 936, modificate con successivo D.P.R. 16-1-1981.


Articolo 17


Si è dell’avviso che esulino dalla previsione ditale articolo gli incarichi relativi all’accertamento e valutazione dei danni derivanti alla persona da infortuni del traffico e della circolazione, incarichi ricompresi invece nei successivi articoli 20 (per le perizie) e 21 (per le consulenze).

La diversità dei criteri cui tale articolo fa riferimento per la determinazione del compenso, si fonda sul dato di comune esperienza, secondo il quale gli incarichi che vengono per lo più conferiti in materia infortunistica della circolazione sono volti, nel settore civile, all’accertamento dei danni e in materia penale alla ricostruzione della dinamica dell’infortunio.

In tali ultime ipotesi parrebbe poco utile e giustificato fare riferimento, per la liquidazione del compenso al perito, al criterio dell’entità del danno alle cose, sia perché può mancare un danno perseguibile o comunque difettare un qualsiasi elemento obiettivo da cui desumere l’entità, sia perché il diverso ammontare del danno non incide nei casi in esame sulla complessità dell’incarico; il che invece per lo più si verifica quando si tratti di accertare o valutare il danno stesso.

In base a tali considerazioni, si ritiene che se oggetto della consulenza tecnica sia la ricostruzione della dinamica di un sinistro, il relativo compenso possa essere determinato a vacazione, in analogia a quanto previsto dall’ultimo comma dell’art. 17.


Articoli 20 e 21


Si ritiene che la previsione in articoli separati di accertamenti sulla persona, che pure hanno analoga natura, trovi ragione nell’opportunità di tenere conto delle diverse esigenze probatorie esistenti in campo penale e in quello civile, le quali incidono in misura diversa sulla complessità degli incarichi.

Così, in materia penale, può accadere che il perito possa esprimere il suo giudizio oralmente ed in questi casi la minore complessità della prestazione e l’agevole individuazione dell’operazione tecnica necessaria (visita medico-legale, ispezione esterna di cadavere, prestazione autoptica) giustificano la previsione dì un onorario fisso. La stessa considerazione spiega, a giudizio di questa Direzione Generale, la diversa misura degli onorari variabili fissati per le perizie (art. 20 seconda parte) e per le consulenze tecniche (art. 21). Mentre in materia penale infatti il danno alle persone può venire in rilievo al solo fine di configurare la diversa gravità della fattispecie criminosa contestata; nel caso di esercizio dell’azione civile, oggetto dell’accertamento è il danno ai fini del suo risarcimento e comporta dì regola, una maggiore complessità dell’incarico ed una relazione più dettagliata; giustifica pertanto un diverso compenso.

Riguardo all’art. 20 occorre osservare che la prima parte appare riferirsi a una prestazione elementare che tuttavia consente l’espressione immediata di un giudizio tecnico, la seconda contempla i casi in cui con tale operazione non sia possibile pervenire all’espressione del giudizio richiesto, ma per questo sia necessaria una relazione nella quale si valutino, ad esempio, risultati di analisi di laboratorio, rilievi, esame di pareri di specialisti etc.

In questi casi, rimane sempre salvo il diritto al rimborso delle spese affrontate e il compenso spettante agli ausiliari per l’opera dei quali vi sia stata l’autorizzazione del giudice (art. 7 L. n. 319/1980).

Se tale attività è svolta in materia civile, si ritiene debba farsi ricorso all’art. 21, al quale vanno ricondotte tutte le ipotesi di accertamenti medici (infortuni sul lavoro, malattie professionali, invalidità, danni cagionati alle persone, perizie sugli atti etc.). Dalle considerazioni che precedono si desume che gli artt. 20 e ss. ricomprendono, in via diretta o analogica, tutte le prestazioni medico-legali che possano formare oggetto di perizia o consulenza tecnica.


Articolo 29


Si è dell’avviso che l’ari 29 del provvedimento in esame, nel prevedere che negli onorari è ricompresa “...ogni altra attività concernente i quesiti”, riguardi le attività meramente materiali necessarie per l’espletamento dell’incarico (quali ad es. partecipazione alle udienze, sopralluoghi, visite domiciliari, acquisizioni di documenti etc.), con ciò ribadendo il principio della onnicomprensività del compenso, già contenuto nella L. 1-12-1956 n. 1426 e implicitamente accolto nella L. 8-7-1980 n. 319, che solo in caso di trasferimento del perito fuori della propria residenza gli riconosce il diritto al rimborso delle spese di viaggio e dell’indennità di trasferta, con ciò escludendo ogni altro tipo di compenso.
Venendo ora alla questione posta da talune categorie professionali in ordine alla cumulabilità, per un unico incarico peritale di più compensi riferibili a prestazioni previste in tabelle diverse, si osserva che gli onorari sono diretti a compensare tutte le attività necessarie e strumentali all’espressione del giudizio, a nulla rilevando che queste ultime siano eventualmente prese in considerazione in altre tabelle, applicabili, invero, solo qualora le attività medesime costituiscano il contenuto dì un autonomo incarico. A tal fine sembra che debba aversi riguardo all’incarico nella sua globalità e al conseguente accertamento finale, comprensivo degli accertamenti intermedi ad esso preordinati. Di questi ultimi il magistrato potrà, tuttavia, tener conto ai fini della valutazione della complessità dell’indagine, e in base ad essa eventualmente, aumentare gli onorari fino al doppio (ari 5 L. n. 319/1980).

Ad esempio, laddove venga richiesta una prestazione in materia di estimo, si ritiene che al perito spetti il compenso di cui all’art. 13, anche se per giungere a tale accertamento effettui rilievi o compia comunque altre attività tecniche ad esso strumentali,
previste autonomamente in altri articoli (ad es. art. 12, 2° comma).

Alla stessa conclusione dovrebbe giungersi quando al perito o al consulente tecnico vengano chiesti chiarimenti che non amplino l’originario oggetto dell’accertamento e non costituiscano un vero e proprio supplemento di incarico. Solo in quest’ultimo caso appare invece legittimo liquidare un nuovo onorario in base al supplemento stesso e, quindi, se il compenso è previsto a scaglioni, in base al valore del bene o dell’utilità dell’ulteriore accertamento, rimanendo comunque riservato al prudente apprezza- mento del giudice la possibilità di tener conto dell’eventuale minore complessità della indagine supplementare.

Quanto, infine, al quesito proposto circa la cumulabilità di compensi relativi a fattispecie di perizie riconducibili al medesimo articolo, questa Direzione Generale ritiene che le singole attività necessarie per l’espletamento di un incarico non possano assumere tale autonomia da giustificare autonomi compensi.

Al riguardo, come già si è avuto modo di osservare, si ritiene che la esigenza di un compenso proporzionato all’attività svolta sia adeguatamente tutelata dal potere-dovere riconosciuto al giudice dalla L. n. 319/1980, di adeguare le operazioni alle esigenze istruttorie della fattispecie concreta, in particolare valendosi della possibilità di conferire incarichi collegiali (art. 6), qualora l’accertamento comporti più attività che richiedano specializzazioni professionali diverse o che abbiano carattere di autonomia; di autorizzare il perito a servirsi dell’opera intellettuale o tecnica di ausiliari (art. 7, 3° comma) per operazioni strumentali allo svolgimento dell’incarico, ovvero, in caso contrario (art. 7, ultimo comma) di conferire autonomo incarico.

È, pertanto, nel momento del conferimento dell’incarico o nel corso del suo svolgimento che può porsi (e dovrebbe risolversi) il problema circa l’autonomia o la strumentalità di un dato accertamento od operazione; dopo l’espletamento dell’incarico, non rimane al giudice che valutare “la difficoltà la completezza e il pregio della prestazione fornita”, al fine della determinazione concreta dell’onorario».

 

 

 

(1) Le spese di viaggio e le indennità spettanti a testimoni e consulenti tecnici citati a richiesta di parte (ma non gli onorai spettanti a questi ultimi) sono quantificate dal cancelliere, il quale, a norma dell’art. 199 TV. emette il relativo ordine di pagamento a carico della parte che ha richiesto la citazione, salvo che questa sia stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato.

(2) L’art. 694, comma 1, c.p.p. prevede che le spese di pubblicazione della sentenza penale, conseguenti ai reati commessi mediante pubblicazione in un giornale o periodico, siano anticipate dal condannato, mentre generalmente queste vengono anticipate dallo Stato, secondo la regola generale. Anche l’art. 76, D.Lgs. n. 231/2001 stabilisce che le spese per la pubblicazione della sentenza di condanna, relativa a sanzioni amministrative dipendenti da reato, sono anticipate dall’ente, in deroga alla regola generale.

(3) Cfr. le definizioni contenute nell’art. 3 T.U.

(4) Si tratta delle indennità e le spese di viaggio spettanti ai testimoni della parte, le indennità e le spese per trasferte, nonché le spese sostenute per l’adempimento dell’incarico, e l’onorario a consulenti tecnici di parte e ad investigatori privati autorizzati, l’onorario e le spese agli avvocati (artt. 107 e 108 TU.).

(5) La voce, volutamente generica, comprende ogni ipotesi di trasferta da parte di magistrati professionali od onorari, di personale appartenente all’ufficio, di ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria e di ufficiali giudiziari, per il compimento di atti fuori dalla sede in cui si svolge il processo penale e civile.

(6) L’ultimo comma dell’art. 5 T.U. stabilisce che, se non diversamente disposto dalle convenzioni internazionali o dalle norme del diritto internazionale generale (art. 696 c.pp.), non sono ripetibili le spese per le rogatorie dall’estero e per le estradizioni da e per l’estero. L’art. 7, invece, fermo restando il medesimo principio di prevalenza delle norme internazionali, fa rientrare le spese per le rogatorie all’estero nella generale disciplina delle spese processuali.

(7) Per i magistrati professionali dei collegi d’assise, originariamente era prevista la non ripetibilità delle spese per trasferte, trovando la sua ratio nella logica della corte itinerante; oggi tale irripetibilità trova ancora giustificazione solo nell’ipotesi residuale in cui l’intero processo si svolge in luogo diverso da quello di ordinaria convocazione.

(8) A decorrere dal 1” gennaio 2003, gli emolumenti stipendiali spettanti agli ufficiali giudiziari non sono più pagati attraverso il servizio delle spese di giustizia bensì a mezzo accreditamento di fondi a favore dei capi delle corti di ciascun distretto quali funzionari delegati (cfr. circ. prot. n. 6/1640/035, in data 15-10-2002. del Min.. Giust., Org. Giud., Pers. e Form., Uff. VI.

(9) Cfr. la relazione ministeriale al testo unico, con riguardo in particolare alla Parte V.

(10) L’argomento relativo ai registri di cancelleria trattato più approfonditamente nel cap XV

(11) La previsione della rubrica alfabetica per il registro delle spese pagate dall’erario costituisce una rilevante novità introdotta dal testo unico, in quanto legata presumibilmente alla necessità di favorire la quantificazione dell’importo eventualmente da recuperare nella successiva fase dell’esecuzione (cfr. ari. 211 T.U.); ciò a differenza di quanto previsto dalla disciplina anteriore (ari. 13, comma 2, D.M. 27-3-2000, n. 264).

(12) Sulla procedura di recupero sì veda il cap. Xl.

In un contesto informatizzato integrato, l’ufficio che svolge la funzione di determinare l’importo da recuperare è in grado di estrarre i dati che gli servono telematicamente, rintracciandoli in un sistema in cui altri uffici (tra cui quello delle spese di giustizia pagate dall’erario) hanno provveduto all’annotazione, così controllando la corrispondenza tra quanto risulta dai registri e quanto risulta dagli atti processuali contenuti nel fascicolo in suo possesso.

(13) Con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia è determinato il momento, collegato allo stato dell’informatizzazione ed eventualmente differenziato sul territorio, in cui non si terrà più il foglio delle notizie (ari. 2B0, comma 3, TU.).

(14) Tale modello, infatti, non è tra quelli che sono stati approvati con D.M. (Giustizia) 1-1 2-200!.
(15) Gli ordini di pagamento relativi alle indennità e ai rimborsi per notifiche eseguite per conto degli uffici del giudice di pace, possono essere registrati sul registro tenuto dall’ufficio (tribunale, corte di appello) da cui dipende l’ufficiale notificatore (nota n. 6/303/03-1 in data 6-3- 2002, del Min. Giust., Org. giud., Uff. VI). Ciò potrà valere, evidentemente, fino all’istituzione presso I’U.N.E.P. del registro delle spese di giustizia pagate dall’erario.

(16) Il registro è così diviso:

-        Parte 1: Ministero della giustizia (somme anticipate per affari penali, civili e commerciali);

-        Parte Il: Ministero del lavoro (procedimenti per infortuni sul lavoro);

-        Parte III: Ministero dell’economia e delle finanze (procedimenti nell’interesse dell’amministrazione delle dogane);

-        Parte IV: Ministero della difesa (spese per atti delegati da autorità militari);

-        Parte V: Monopoli di Stato (spese riguardanti atti richiesti dal monopolio).

(17) Art. 161, R.D. n. 2701/1865.

In particolare, devono essere indicati i giorni impiegati dai periti per la redazione degli incarichi ad essi affidati, nonché i chilometri percorsi, anche in ferrovia, nei casi di liquidazione ai testimoni e in tutte le ipotesi di liquidazione dell’indennità di trasferta (Cfr. circ. n. 17426-662, in data 19-6-1876). A tal fine, la precedente normativa prevedeva la tenuta, da parte delle cancellerie, di apposite tavole polimetriche, vale a dire le tavole delle distanze chilometriche tra le varie località; abrogata ora fa disciplina di riferimento (ari. 16, R.D. n. 2701/1865 e art. 25 R.D. 3-5- 1923, n. 1043), l’unico riferimento positivo» è quello contenuto nell’art. 21 TU., peraltro dedicato espressamente alle trasferte degli ufficiali giudiziari, secondo cui le “distanze sono calcolate secondo tavole noie del Comune dove ha sede l’ufficio e, comunque, secondo tavole note, fondate su parametri obiettivi e comprovabili.

Eventuali correzioni debbono essere effettuate con inchiostro rosso e debbono essere vistate dai dirigenti le segreterie degli uffici di procura e procura generale, rispettivamente per i registri dei tribunali e delle corti di appello.

(18) Ciò in parallelo a quanto l’art. 162 della Tariffa penale prescriveva per il registro tenuto dalla cancelleria della pretura, il quale doveva essere vistato direttamente dal pretore. Si ritiene che perle sezioni distaccate di tribunale, la competenza spetti comunque al dirigente della segreteria della procura, i) quale potrà però delegare un cancelliere del tribunale o della corte, così come dispone l’art. 166, Tariffa penale.
(19) Art.. 162-166 Tariffa penale; nota ministeriale n. 4/1122/19.670, in data 17-9-1965.

(20) Circ. n. 17 — prot. n. 76, in data 22-5-1922, del Min. GiusL, lspett. Gen. ; nota n. 8/1090/ 19.162, in data 10-4-1989, del Min. Giust., Aff. civ., Uff. IV.

(21) Non si ritiene invece più sussistente l’obbligo di trasmettere mensilmente alla Direzione regionale delle entrate un estratto del registro in questione, già previsto ai fini del controllo successivo (artt. 762 e ss. Istruzione generale sui servizi del Tesoro); la disposizione, inserita nell’art. 164 Tariffa penale e abrogata ai sensi dell’art. 299 TU. n. 115/2002, non rientra tra quelle che sopravvivono a norma dell’art. 282 TU. non costituendo «disposizione sulla tenuta dei registri», e comunque trattandosi di norma superata dalle disposizioni sui controlli di cui agli artt. 183 e ss. TU.

(22) Cfr. la circolare n. 4/1209/37, in data 3-5-1972, del Min. Giust., Aff. civ., con la quale è stata disposta la riduzione del numero degli adempimenti statistici fino a quel momento previsti. Cfr. altresì la nota n. 8/676/37, in data 23-1-1996, del Min. Giust., Aff. civ.

(23) Circolare n. 6/2002, in data 8-10-2002, del Min. Giust.. Dip. Aff. Giust.

(24) Circolare n. 6/2002, in data 8-10-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust.

(25) Nessuna decadenza è invece prevista, né dalla norma originaria né dal testo unico, per la liquidazione delle indennità ai giudici onorari, agli esperti nei collegi giudicanti e ai giudici popolari.

Appare singolare il fatto che la norma in commento preveda testualmente che «Ia domanda è presentata ... trascorsi cento/duecento giorni», perché sembrerebbe dire che la presentazione non può avvenire prima dei cento/duecento giorni. In realtà, la presenza di un termine di decadenza fa intendere che trascorso quel termine, si consuma il diritto alla presentazione della domanda di liquidazione.

(26) Circolare n. 4/1707/30 ques. 84, in data 9-12-1985, del Min. Giust, Aff. civ.

(27) La responsabilità riconosciuta in capo al magistrato che emette il decreto di pagamento sussiste indipendentemente dalla valutazione circa la natura giurisdizionale o meno di tale decreto, giacché la Costituzione non assicura affatto al magistrato lo status di assoluta irresponsabilità, tenuto anche conto della tendenziale generalità della giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica (cfr. la relazione ministeriale al testo unico in riferimento all’art.172).

(28) Il bollo per quietanza è riscosso in modo virtuale mediante trattenuta sul pagamento. L’imposta non è dovuta per pagamenti di corrispettivi assoggettati ad IVA (art.. 6 Tabella allegata al D.P.R. 26-10- 1972, n. 642).

(29) In tal senso, la circolare n. 6/2002, in data 8-10-2002, del Min. Giust, Dip. Aff. Giust.; una posizione, questa, che convince poco, visto che, come chiarisce la relazione ministeriale, il decreto o l’ordine di pagamento costituiscono il vero e proprio titolo (e quindi dovrebbe essere già completo ed indicare, assieme alle voci accessorie, l’ammontare imponibile, le ritenute, nonché il capitolo di imputazione della spesa), mentre il modelle di pagamento è solo uno strumento) per far conoscere il titolo al soggetto concretamente abilitato all’erogazione del denaro: si confronti infatti l’abrogato art. 10, D.Lgs. 9-7-1997, n. 237, e successive modificazioni, con particolare riferimento al comma 4.

(30) V. nota prot. n. 812898/2llQ, in data 3-9-1997, del Min. Giust., Aff. civ., Uff. VIII, indirizzata al Presidente della Corte di appello di Napoli. Il controllo invece deve essere limitato alla verifica delle formalità estrinseche del provvedimento.

(31) La fattura può essere emessa con imposta sul valore aggiunto (IVA) ad esigibilità differita ai sensi dell’articolo 6, comma 5, D.P.R. 26-10-1972, n. 633.

(32) Si vedano, con qualche lieve modifica suggerita dalla prassi, gli allegati E e F in appendice al capitolo.

(33) Nessun problema se il modello di pagamento reca una data inferiore o pari a duecento giorni prima dell’incasso. Ma quid  iuris se la data è precedente? L’ufficio pagatore non è in grado di sapere la data di ricezione dell’avviso e, quindi l’esatto dies a quo, a meno che non sia lo stesso funzionario a comunicarlo all’atto della trasmissione del modello (che, quindi, dovrebbe seguire la ricezione dell’avviso).

(34) L’obbligo è posto a carico dell’ufficio che ha emesso il titolo di pagamento, indipendentemente dal fatto che, si ribadisce, transitoriamente tali titoli sono iscritti nel registro tenuto dagli uffici giudicanti: cfr circolare n. 6/2002, in data 8-10-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust.
(35) 1 provvedimenti sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale del Ministero della giustizia n. 22 del 30-1 1-2002. Alla circolare n. 7/2002, in data 14-11-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust., è stato allegato l’elenco contenente i nominativi dei Funzionari individuati in prima battuta. La stessa circolare ha rappresentato inoltre la necessità che eventuali cessazioni dall’incarico per collocamento a riposo, tramutamento o altro ragione siano comunicati tempestivamente alla Direzione Generale della Giustizia Civile per la relativa sostituzione.

(36) V. ari. 2, D.Lgs. 9-7-1997, n. 237 e successive modificazioni.

(37) Si pensi alla riscossione delle pene pecuniarie, delle spese processuali. delle sanzioni amministrative o processuali e delle altre ipotesi di riscossione curate dal concessionario.

 (38) Ari. 190 T.U. Con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie e il Ministero dell’economia e delle finanze, sono stabilite, tenendo Conto del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2001, n. 123, le regole tecniche telematiche per tutte le fasi della procedura.

(39) Importo indicato dall’art. 13, D.P.R. 20-4-1994, n. 367, e modificabile con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ai sensi dello stesso articolo.

(40) In tal senso la circolare n. 7/2002, in data 14-I 1-2002, del Min. Giust. Dip. Aff. Giust.

La delega trovava fondamento nelle Avvertenze del Ministero della giustizia, pubblicate nei Boll. Uff. nn. 21 del 15-11-1958 e 24 del 31-12-1959, e consentiva all’ufficio giudiziario competente alla liquidazione ed emissione del mandato, nel caso di testimoni o giudici popolari risiedenti in altro mandamento, di delegare l’ufficio giudiziario competente per territorio per l’emissione del relativo ordine di pagamento. Nella prassi, l’istituto è stato poi esteso ad ogni altra ipotesi di pagamento.

La citata circolare ministeriale n. 7/2002 ammette la delega solo per piccoli importi, ma non fa questione sulla natura della liquidazione; si ritiene al contrario che la delega sia inapplicabile ai di fuori delle ipotesi strettamente previste dalle predette avvertenze ministeriali; infatti, per il disposto dell’ari. 177 T.U. (e per tutte le conseguenti disposizioni in tema di adempimenti successivi e controlli del funzionario delegato), vi deve essere identità tra l’ufficio che dispone il pagamento e l’ufficio che compila l’apposito modello: ciò non può realizzarsi nel caso di liquidazione operata con decreto del magistrato (in quanto tale decreto non può essere oggetto di delega).

(41) L’argomento è trattato nei cap. XVII, relativo alle norme sulla documentazione amministrativa.

(42) Ai sensi del combinato disposto artt. 71 e 177 TU.

La citata circolare n. 4/1707/30, in data 9-12-1985, aveva ritenuto possibile il rinnovo del titolo di spesa scaduto; ma ciò nell’ambito del sistema previgente in cui, pur prevedendosi un termine definito «di prescrizione» (più giustamente considerato di «perenzione»), il  dies a quo non decorreva dalla conoscenza che il beneficiano poteva avere dell’emissione del titolo, conoscenza che molto spesso poi mancava in concreto. Con la nuova disciplina, invece, non vi può essere più dubbio circa la definitiva perdita del diritto all’incasso.
(43) Nel caso di più accreditamenti relativi allo stesso pagamento il concessionario ha diritto ad un solo compenso.
(44) Il concessionario indica nei propri elaborati contabili i pagamenti eseguiti e i relativi compensi, con riferimento ai capitoli ed articoli di entrata cui sarebbero state imputate le somme utilizzate; allega altresì copia del modello di pagamento ai proprio conto giudiziale di fine esercizio a giustificazione delle minori somme versate all’erario e comunica gli stessi importi, unitamente al numero dei pagamenti eseguiti, al sistema informativo del Ministero dell’economia e delle finanze in sede di trasmissione telematica dei dati relativi alle riscossioni.

(45) Il prospetto va redatto su modello conforme agli allegati nn. 4 e 5 del testo unico n. 115/ 2002.

(46)Circ. n. 7/2002, in data 14-11-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust.

(47) Ai sensi dell’art. 185 TU., le aperture di credito perla regolazione e il rimborso dei pagamenti, per il processo civile e penale. sono disposte con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia.

(48) Il mancato riferimento all’addizionale provinciale nel testo normativo è sicuramente frutto di una dimenticanza.

(49) I soggetti che eseguono il pagamento hanno diritto ai compensi determinati a norma degli artt. 188 e 189 T.U.

(50) In caso di delega al pagamento effettuata ad altro ufficio giudiziario, dovrà essere l’ufficio delegato a curare gli adempimenti fiscali: Ciò per salvaguardare la relazione tra ufficio che emette il modello di pagamento, ufficio pagatore ed ufficio del funzionario delegato che cura i controlli ed emette gli ordini per le regolazioni contabili.

(51) Nota n. 1271120011U, in data 3-4-2001, Min. Giusi., Aff. civ., Segreteria; circolare n. 7/ 2002, in data 14-7-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust.

(52) Circolare n. 7/2002, in data 14-7-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust.

(53) Circ. n. 7/2002, cit.

(54) Circ. n. 7/2002, cit.

La Corte di cassazione, la Procura generale presso la stessa, la Direzione nazionale antimafia procedono a tutti gli adempimenti fiscali richiesti soltanto in relazione ai compensi eventualmente corrisposti dai medesimi uffici e rientranti nella categoria dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

(55) E precisamente il mod. 770 semplificato, previsto dal D.P.R. 22-7-1998 n. 322, come modificato dal D.P.R. 7-12-2001, n. 435.

(56) D.M. (Finanze) 20-12-1999. Si vedano sull’argomento le note n. 1635/2000/U, in data 15- 5-2000, e n. 13l912000/U, in data 31-5-2000, entrambe del Min. Giustizia, Aff. civ., Segreteria.

Sull’obbligo di redazione del 770 anche in capo alle Procure, si veda la nota n. 2047/2000/U, in
data 21-6-2000, del Min. Giustizia, Aff. civ., Segreteria.

(57) V. note n. 2061/SIBLS/3101, in data 23-5-2000, e n. 206l/S/BLS13225, in data 30-5-2000, entrambe del Mm. Giustizia, Org. giud.

(58)V. circ. n. 7/2002, in data 14-11-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust.

(59) Si pensi ai compensi orari spettanti al cancelliere per la redazione dell’inventano fallimentare (art. 146 T.U.).

(60) Non sono compresi al contrario i giudici popolari e gli esperti componenti dei collegi: infatti. questi (oltre al compenso.) hanno diritto alle spese cd alle indennità previste dagli artt. 65 e ss. TU. per il caso di servizio prestato fuori dalla residenza, anche se lo spostamento è fra il luogo del processo e il lungo del singolo atto processuale e non solo in caso di svolgimento del processo fuori dalla residenza.

(61) La missione dei dipendenti statali è disciplinata dalla L n. 836/1973. dal D.P.R. n. 513/ 1978 e dalla L. n. 417/1978; per i dipendenti pubblici del comparto ministeri si applica il C.C.N.L. integrativo sottoscritto in data 16-5-200 1. L’argomento è stato trattato nel cap. II.

(62) Vedi nota precedente.

Come ha chiarito la relazione ministeriale al testo unico, la pregressa disciplina, contenuta nel R.D. 23-12-1865, n. 865 e nel R.D. 3-5-1923, n. 1043, che prevedeva sempre le trasferte (non ripetibili) per i magistrati di corte di assise, è incompatibile con la trasformazione delle corti di assise da itineranti a fisse, così come previsto dalla riforma del 1951. Di conseguenza si ha trasferta nei soli casi residuali (art. 7, legge n. 287/1951) in cui l’intero dibattimento è tenuto in luogo diverso da quello di normale convocazione della corte, trattandosi di un’ipotesi in cui ritorna la vecchia logica della corte itinerante.

(63) Già con circolare n. 18/96, in data 13-8-1996, integrata dalla successiva n. 2/98, il Ministero della giustizia aveva ritenuto di imputare a spesa di giustizia le indennità dovute per trasferte compiute non solo dal personale organicamente incardinato nelle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso le procure, ma anche da altri ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, e ciò in base all’ovvia considerazione che solo anticipando la spesa con le modalità previste per le spese di giustizia si può concretizzare la possibilità di recupero ditale spesa nei confronti del condannato.

La trasferta si fonda su una espressa delega che individui gli ufficiali e/o gli agenti destinatari.

(64) La stessa autorità giudiziaria competente alla liquidazione delle spese e delle indennità di trasferta, provvederà altresì ad autorizzare eventualmente l’uso del mezzo proprio, e ciò a differenza di quanto stabiliscono le disposizioni in materia di missione cd. «amministrativa, per la quale l’autorizzazione in parola, connessa con la previsione di una specifica assicurazione per danni, è demandata ai capi delle Corti. Cfr. sul tema, la nota prot. n. 8776, in data 8-6-1993, del Min. Giust., Org. Gìud., Uff. V.

(65) Artt. 4 e 5 TU.

(66) Art. 4 e 107 TU.; in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato anche ie indennità e le spese per i testi citati dalla parte sono posti a carico dell’erario.

È stata in questo modo superata la procedura già prevista dall’an. 22 reg. eseC. c.p.p.: la cancelleria determinava provvisoriamente gli importi delle spese e delle indennità da anticiparsi dalle parti private, che provvedevano al versamento mediante apertura di un libretto presso un ufficio postale a titolo di deposito giudiziario; il cancelliere quindi, ricevuto in consegna il libretto, attestava l’avvenuto versamento. Per il versamento degli importi ai beneficiari il cancelliere disponeva del deposito sul libretto secondo le norme sui depositi giudiziari.

La ratio della norma, introdotta con il nuovo codice di rito, era quella di garantire le persone citate a richiesta di pane in ordine alla concreta possibilità di ricevere il rimborso delle spese e le indennità di viaggio e soggiorno, visto che quelle citate a richiesta del P.M. o d’ufficio ricevono sicuramente quanto loro spetta mediante il meccanismo dell’anticipo da parte dello Stato. Tale risultato è oggi meglio raggiunto con la nuova disciplina, visto che, eliminata ogni complicazione, la parte versa direttamente al beneficiano gli importi sulla base di un ordine del cancelliere.

(67)Artt. 8 e 131 TU.

(68) Si deve sottolineare la differenza tra la nuova disposizione dettata dall’art. 46 TU. e l’originaria disposizione prevista dall’ari. 2, R.D. 3-5-1923, n. 1043, a norma del quale al testimone spettava ‘una indennità di viaggio ragguagliata al prezzo” del biglietto: la precedente formulazione consentiva di ritenere non necessaria l’esibizione dei biglietti ai fini della liquidazione, e in tal senso si era espresso il Ministero della giustizia (Avvertenze in Boll. Uff. n. 9 del 15-5-1958 e n. 16 del 1960).

(69) Individuati ai sensi dell’art. 3, L. 5-2-1992, n. 104. Tale disciplina prevede il diritto di accompagno per gli invalidi gravi, con conseguente rilascio di un tesserino e di apposita certificazione con l’indicazione dell’accompagnatore.

(70) Avvertenza in Boll. Uff. Min. Giust. n. 14, in data 8-4-1941.

(71) L’art. 9 della Convenzione in argomento stabilisce che «le indennità da versare, nonché le indennità di viaggio e di soggiorno che la parte richiedente dovrà rimborsare al testimone o ai perito, saranno calcolate dal luogo della lora residenza e saranno liquidate secondo misure quanto meno uguali a quelle previste dalle tariffe e dai regolamenti vigenti nel paese ove l’audizione deve avere luogo».

La Convenzione è stata ratificata dall’Italia con L. 23-2-1961, n. 215.

(72) Cfr. nota n. 4/1438/26 Ques. 85, in data 3-5-1985, del Min. Giust., Aff. civ., Uff. IV; nota n. 4/2332)382(86), in data 1-8-1986, del Min. Giust., Aff. civ., Segreteria.

(73) Si veda sul punto la circolare n. 4/506-38c (91), in data 16-9-1991, del Min. Giust., Aff. civ., Uff. IV
(74) Avvertenza Mia. Giust., in Boil. tiff. n. 24, in data 31-12-1961; nota n. 782/37. in data 27- 4-1967, del Min.. Giust., Aff. civ.

(75) Al commissario ad acta si applica la disciplina degli ausiliari del magistrato, per l’onorario, le indennità e spese di viaggio e per le spese sostenute per l’adempimento dell’incarico.

(76) 1a misura degli onorari Fissi, variabili e a tempo è adeguata ogni tre anni in relazione alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, verificatasi nel triennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle Finanze.

(77) Secondo la relazione ministeriale al testo unico, l’estensione della procedura delle tabelle agli onorari a tempo persegue il fine di una maggiore elasticità del sistema. Non si ritiene infatti che ci sia ostacolo all’uniformazione del metodo, e del resto sembra venuta meno la ratio dell’ottica originaria del legislatore. La previsione di un meccanismo residuale a tempo si fondava sull’ipotesi che vi Fossero materie in cui non era possibile prevedere tabelle basate su tariffe professionali, mancando tariffe professionali e considerando le tariffe professionali pubblicistiche; invece, allo stato, è ipotizzabile la conoscibilità di tariffe per tutte le materie che, pur senza la veste pubblicistica, siano attendibili e utilizzate a più fini. In ogni caso l’individuazione e la finalizzazione all’incarico pubblico è garantita dalla mediazione, a livello centrale, del regolamento ministeriale.

(78) In G.U. n. 182 del 5-8-2002.

(79) 1 precedenti importi, validi fino al 19-8-2002, erano rispettivamente euro 12,77 ed euro 7,10 (D.M. 5-12-1997).

(80) Sul ruolo dei dirigenti, si veda il capitolo introduttivo; per il trattamento di missione si veda il cap. Il.

(81) In tal senso, la nota n. 4/1956-24, in data 26-9-196!, del Min. Giust., Aff. Civ., Uff. IV, la quale, benché riferita al mandato di pagamento previsto dalla pregressa disciplina dei pagamenti, può oggi benissimo applicarsi al decreto del magistrato che è, ai sensi dell’ari. 171 T.U., titolo di pagamento della spesa e non necessita di un ulteriore ordine del dirigente la cancelleria.

(82) A tal fine, si ricorda che l’ari. 15, 1° comma, n. 3, del D.P.R. 633/72 esclude dalla base imponibile le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto del committente (quindi, nel nostro caso l’Autorità giudiziaria), purché regolai-mente documentate. In tale accezione, come ha chiarito la nota n. 85/2001/ti, in data 9-I-200l,del Mi Giust., Aff. civ., rientrano senz’altro le spese per bolli ed in generale tutte quelle che il beneficiano del servizio (id est l’amministrazione) avrebbe dovuto pagare e che il consulente o perito ha semplicemente anticipato. Al contrario, non vi rientrano, e sono comprese quindi nell’imponibile, le indennità chilometriche e le spese di vitto e alloggio, in quanto anticipate nell’interesse del medesimo prestatore e non del committente.

(83) Ciò deriva dalla considerazione che i predetti compensi, quali redditi corrisposti nell’esercizio di pubbliche funzioni (ari. 47 T.U.I.R.), siano redditi assimilati a quelli dei lavoratori dipendenti (v. supra)

(84) Ciò al fine di evitare, in seguito, un conguaglio più oneroso (es. nell’ipotesi in cui il soggetto sia percettore di altri redditi).

(85) Circ. n. 7/2002, in data 14-11-2002, del Min. Giust., Dip. Aff. Giust.

(86) Il procedimento è regolato dall’art. 29, L. 13-6-1942, n. 794.

Vigente ancora la norma originaria (e precisamente l’art. 11, L. n. 319/1980, relativo all’opposizione alla liquidazione dei compensi a periti e consulenti tecnici d’ufficio), la Cassazione ha ritenuto che »i connotati che caratterizzano la specialità del procedimento, non impediscono di evidenziare l’esistenza di un rapporto di incidentalità tra quel procedimento ed il processo dal quale deriva» (Cass. S.U., Sent. n. 5 del 11-7-1989), stabilendo di conseguenza l’applicazione delle norme penali o civili a seconda della natura del procedimento principale.

(87) L’ordinanza che chiude il procedimento di opposizione, nonostante sia definita non impugnabile dall’art. 29, L. n. 794/1942. è al contrario ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost. (Cass. SU., Seni. n. 5 del 11-7-1989).

(88) Si era ritenuto in passato che l’opposizione fosse proponibile nelle forme previste dall’art. 615 c.p.c. per l’opposizione all’esecuzione civile (Cass. Pen. , Sez. IV, ord. 13-12-1996, n. 2751), oppure con le modalità previste dagli arti. 666 e 695 c.p.p. per gli incidenti di esecuzione in materia penale (Cass. Pen. , Sez. 1,2-3-1998, n. 548). In dottrina si sosteneva invece l’applicabilità per analogia dello strumento previsto dall’an. 11, L. n. 319/1980 perle liquidazioni ai periti.

(89) V. artt. 317, comma 3, c.p.p., 676, 678. 679, 522, 546 e 559 c.p.c.

(90) 11 testo unico sulle spese di giustizia accoglie l’orientamento della Cassazione, divenuto prevalente, secondo cui sono da considerare unitariamente la custodia e la conservazione, costituendo la seconda un aspetto della prima. Nulla vieta però che si possa riconoscere il diritto al rimborso delle spese documentate necessarie per la conservazione, quando si tratta di beni che necessitano di attività di conservazione specifiche (esulando quindi dall’ordinaria gestione della custodia).

(91) La nuova disciplina pone fine all’annoso problema circa la decorrenza del termine di prescrizione e la sua durata. In numerose pronunce la giurisprudenza di legittimità aveva affermato sussistente la prescrizione quinquennale ex art. 2948, n. 4, c.c., proprio sulla base della natura del rapporto di deposito, che da un lato esclude la liquidazione alla fine, e dall’altro fa sì che il credito (e quindi la prescrizione) maturi giorno per giorno (v. cass., sez. IV, 27-7-1995, n. 2489; Cass.. sez. 111,24-2-1998, n. 4260; Cass., sez. V, 27-6-2000, n. 3141; circolare n. 1752198/U, in data 3-7-1998, del Min. Giust.. Aff. civ.). Di contro, altre sentenze hanno riconosciuto la prescrizione decennale, proprio sulla base della circostanza che il credito si matura solo con la cessazione dell’incarico (v., inter alios, Cass., Sez. IV, 9-10-1998, dep. 3 1-12-1998, n. 2794).

L’art. 72 T.U., ispirandosi al modello del sequestro amministrativo e ponendo esplicitamente la regola della liquidazione alla fine, consente di superare i dubbi e le diverse interpretazioni di cui si è detto.

Secondo Cass. pen. , Sez., IV, Sent. 18-4-2001, n. 1763, la prescrizione del diritto al compenso non è rilevabile d’ufficio. Sulle critiche a questa posizione, che non tiene conto del fatto che il procedimento di liquidazione è comunque estraneo al giudizio in senso stretto, si legga P. Sturiale, La liquidazione delle spese di custodia dei corpi di reato. Rilevabilità della prescrizione da parte dell’organo che la effettua, in Rivista delle Cancellerie, 2002, pagg. 50 e ss.

(92) V. Cass. SS. UU. n. 15 del 24-7-1996 che ha riconosciuto la natura di provvedimento giurisdizionale all’ordine di demolizione.

(93) Art. 41, comma 2, D.P.R. 6-6-2001, ti. 380: «I relativi lavori sono affidati, anche a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti, ad imprese tecnicamente e finanziariamente idonee.